Aumento dei prezzi turistici del 35% rispetto allo scorso anno. Succede in Gallura, in Sardegna, e sono i dati ufficiali trasmessi dal Tgr locale. Se questi sono i primi effetti del nuovo governo regionale, conquistato dal campo largo gauchista, c’è da stare allegri. Altro che l’incremento dell’1% del Pil nazionale, auspicato da lady Piscina. Però, a fronte di aumenti dei prezzi folli, chissà com’è migliorato il servizio.
Macchè. A metà settembre i locali per vip sono già chiusi, le esposizioni del lusso già smantellate. Restano, a prezzi esagerati, gli ombrelloni e i lettini.
Ma ciò che è davvero imbarazzante è l’atteggiamento di alcuni ristoranti. Meglio vuoti piuttosto di far pagare una pizza Margherita meno di 10 euro. Così un ristorante situato all’interno di un complesso abitativo a bordo mare, che anche a fine settembre obbligava i clienti a prenotare perché era sempre pieno, che aveva prezzi elevati ma non folli, ha cambiato gestione ed ora è obbligato a chiudere le tende ogni sera per non far vedere l’assoluta mancanza di avventori. Evidentemente va bene così.
E l’ampliamento del periodo turistico? È rimasto sulla carta. Manifestazioni inesistenti e, quando esistono, promosse malissimo. Può andar bene a Porto Cervo con la Rolex Cup di vela, in una fase di grande successo dello sport velico legato a Luna Rossa. Si sceglie una clientela altospendente e si preferisce non coinvolgere i turisti medi. Ma il resto? Capacità comunicativa inesistente o è la capacità organizzativa a mancare?
I prezzi, però, non calano. Anche se la truppa degli inutili vip si sono trasferiti in Continente per fare passerella agli eventi della settimana della moda a Milano o per altri appuntamenti mondani, e totalmente inutili, in giro per l’Italia.

