“Né con Washington né con Mosca”. Lo slogan scelto da Gianna Gancia, moglie di Roberto Calderoli, per la sua ricandidatura alle elezioni europee nelle liste della Lega, obbliga il movimento guidato da Matteo Salvini a fare i conti con il concetto di “destra”. Un concetto che non sfiora più il partito di Giorgia Meloni, e che invece confonde i media che si occupano delle vicende leghiste.
Per i giornalisti di oggi, abituati alla semplificazione ad ogni costo, la scelta di Salvini di spostare il baricentro della Lega a destra, per far concorrenza a Fdi, si concretizzerebbe nella candidatura del generale Vannacci. D’altronde questa è la “destra” secondo i media e, probabilmente, anche secondo Salvini che, non a caso, proviene dai giovani comunisti padani.
Troppo faticoso, per i giornalisti di oggi, andare a rileggere i comunicati o i volantini delle formazioni di destra del passato. Eppure già 30/40 anni fa esisteva la scrittura, addirittura i caratteri da stampa. E, per semplificare lavoro e pensiero, sarebbe sufficiente un’occhiata alle foto di allora (anche la fotografia era già stata inventata). Scoprirebbero slogan a favore di un’Europa unita dell’Atlantico agli Urali, scoprirebbero testi di canzoni indigeste per l’accoppiata Meloni-Crosetto: “Americani a casa, cosacchi nella steppa..”. Scoprirebbero persino manifestazioni contro la presenza statunitense, con arresti dei manifestanti (tra cui Alemanno).
Dunque le posizioni di Gancia non dovrebbero essere così strane per chi si occupa di “destra”. E, anzi, sono molto più corrette rispetto a quelle di Vannacci.
Tutt’al più lo stupore potrebbe riguardare la capacità della leghista di far coesistere la sua passione einaudiana con una posizione equidistante da Usa e Russia. Dal momento che i liberali italiani sono, nella stragrande maggioranza dei casi, appecoronati davanti al verbo di Washington.
Però proprio questa stranezza dovrebbe trasformarsi in curiosità per chi scrive di cronaca politica. Invece no. Più facile fermarsi agli schemini precompilati: la destra è Vannacci e chi non si schiera con Washington è un dibattistiano.

