Germania in recessione, ma la Cdu vuole regalare altri soldi a Zelensky

17 Novembre 2024

Saranno soddisfatti i famigli neomeloniani che vanno in TV a millantare i meravigliosi risultati dell’economia italiana. La Commissione europea ha rivisto al ribasso le stime della Germania, per quest’anno (-0,1%) ma anche per i prossimi. Berlino è in recessione. Peccato che il disastroso andamento dell’economia tedesca freni anche l’industria italiana, penalizzando le esportazioni. Ma i politici italiani pare non riescano a capirlo.

Neppure i politici tedeschi, ed è più grave. Anche perché la Germania si è trasformata da locomotiva d’Europa a zavorra del Vecchio Continente. E non si vedono segnali di inversione di tendenza. All’inizio del prossimo anno i tedeschi andranno al voto, leggermente anticipato, e dovrebbero vincere i cristiano democratici di Merz. Non è detto, però, che riesca a formare una maggioranza senza ricorrere all’appoggio dei socialdemocratici del pessimo Scholz.

In ogni caso, Merz ha assicurato che rafforzerà il sostegno tedesco alla guerra di Zelensky,  impoverendo ulteriormente la popolazione della Germania. E questo sembra essere un problema che riguarderà l’intera Unione europea. Se Trump, come sembra, scaricherà l’accattone di Kiev, toccherà agli europei pagare per la stupidità della propria classe dirigente. Più soldi a Zelensky, che investe quasi un miliardo e mezzo di euro nelle nuove località per lo sci, più armi a Kiev, più spese per le armi europee, meno risorse per i cittadini che non sono in guerra contro i russi.

Però poi i ministri organizzano inutili tavole rotonde per cercare le ragioni del crollo degli acquisti di auto nuove. Per capire le ragioni del calo delle vendite di abiti di qualità, per individuare i motivi della flessione delle vendite del cibo di qualità, per scoprire le ragioni del calo delle presenze turistiche degli italiani.

Troppo difficile, per gli esperti a rimorchio degli oligarchi e dei maggiordomi, comprendere che le menzogne non bastano a nascondere la riduzione del potere d’acquisto del ceto medio che è quello costretto a ridurre i consumi. Con gli effetti a cascata su produzione, occupazione, povertà.

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