Il giallista tipico italiano, dunque politicamente corretto, non è soltanto quello in versione scrittore da Pro loco. Perennemente impegnato ad infarcire la narrazione con precisi riferimenti smaccatamente pubblicitari ad una località ben definita. Angoli suggestivi, chiese da visitare, orari dei pullman. Esiste anche una seconda corrente letteraria imprescindibile: il giallista da marchetta enogastronomica.
Sono quegli autori che ritengono indispensabile, per sostenere la storia, spiegare che il gin tonic è stato preparato con il Monkey o con l’Hendrick’s. Che l’invito a cena ha previsto Chablis Louis Moreau del 2019, che i migliori maritozzi si acquistano nella tal pasticceria. E non possono mancare i riferimenti alla marca dei jeans, al modello delle scarpe, alla giacca dello stilista amico loro.
Va beh, sono passati 50 anni da quando Montalban ha lanciato la moda, ma lui era davvero un esperto di gastronomia oltre che un grande scrittore. I suoi emulatori tardivi raramente hanno almeno una di queste qualità. E poi, dopo mezzo secolo, si può anche pensare a qualcosa di diverso. D’altronde il buon vecchio Simenon è riuscito a raccontare la passione di Maigret per birra, calvados e armagnac senza bisogno di citare le rispettive marche, le località di produzione, gli anni di invecchiamento.
Il ritorno ad un briciolo di sobrietà non guasterebbe.
E poi, per garantirsi la posizione nell’Olimpo del politicamente corretto, e dunque delle interviste e delle presentazioni negli ambienti che contano, sono sufficienti altri escamotage. Innanzitutto una bella dichiarazione, nel corso del romanzo, di rigoroso antifascismo. Anche se non c’entra nulla con la vicenda. Magari anche un nonno partigiano come il ministro della cultura. Meglio ancora se viene ricordato qualche episodio di scazzottata scolastica per ragioni politiche, con militanza in avanguardia operaia. Niente indiani metropolitani, niente Servire il popolo.
A quel punto ci si dedica alle “citazioni letterarie” di qualche opera o particolare ben identificabile di un autore più noto e che sia parte integrante degli scrittori aderenti al pensiero unico obbligatorio. La lista delle 10 cose più odiate, i vecchietti trasformati in investigatori, la poliziotta sessualmente ambigua, l’investigatore privato alcolizzato: le solite cose per costruire un thriller a tavolino. Senza sforzarsi troppo.
Perché, 60 anni orsono, anche un lettore di livello medio basso era in grado di capire le motivazioni che potevano spingere Maigret ad individuare un colpevole per poi decidere di lasciarlo libero. Oggi si creerebbero gruppi social di lettori sconvolti che pretenderebbero un cambiamento del finale o le spiegazioni di uno psicologo.
Meglio riempire le pagine con ricette, etichette dei vini, marchette per produttori e negozianti.


