Cina e Giappone sembrano ai ferri corti. La tensione tra Pechino e Tokyo non conosceva un tale parossismo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
In effetti le relazioni fra i due, storici, imperi estremo orientali erano divenute abbastanza buone negli anni successivi alla Seconda Guerra. Anche perché il Giappone, di fatto sotto tutela statunitense, sembrava aver totalmente rinunciato ad un ruolo politico-militare. Ed essere diventato solo una potenza economica e industriale.
Insomma, un gigante, ma un gigante con i piedi d’argilla.

Ora, però, le cose stanno rapidamente cambiando. E cambiando in modo radicale.
Washington, sempre più preoccupata dalla crescita di Pechino, ha di fatto tolto i limiti sul riarmo a Tokyo. Per poter utilizzare la potenza del Giappone in funzione di contenimento della Cina.
Questo ha, certo, implicato dei problemi. Perché la gentile Signora Sanae Takaichi, la prima donna alla guida del governo giapponese, ha subito cominciato a mostrare i denti. Affilati come le zanne di una tigre dai denti a sciabola.
D’altro canto Sanae Takaichi è un esponente dell’ala più conservatrice del Partito liberal-democratico. Ala che alberga, da sempre, umori fortemente nazionalisti, ed il sogno di riportare il Giappone ad un ruolo di autentica potenza.
In fondo sono passati ottant’anni dalla guerra che mise Tokyo in ginocchio. E ottant’anni per noi occidentali sono un’eternità, per gli orientali un soffio di vento. E, per quanto colonizzati dagli americani, i giapponesi restano profondamente orientali.

Comunque, la Signora Sanae ha messo ben in chiaro che il suo Giappone non intende seguire la deriva occidentale nei confronti di Mosca. Anzi, intende migliorare i rapporti commerciali con la Russia, perché essenziali per lo sviluppo dell’economia nazionale.
Una decisione che ha lasciato perplessi molti esponenti dell’opposizione interna. E che, però, si è fondata anche, forse soprattutto, sulla certezza che la Washington di Trump non ne avrebbe fatto una tragedia.
Certo, ha dato fastidio, ma sapendo che la Casa Bianca ha, oggi, ben altre priorità. E che, per questo, ha bisogno vitale dell’appoggio di Tokyo.
E la priorità, quasi inutile dirlo, si chiama Pechino.
Il contenimento della Cina è il, principale, imperativo per Washington oggi come oggi. E a questo subordina, talvolta sacrifica, tutti gli altri obiettivi.
E questo può ben spiegare il comportamento del governo nipponico. Che, da un lato, rivendica completa autonomia nei confronti della Russia. Con la quale intende intensificare i commerci.
Ma, dall’altro, mostra il volto dell’armi a Pechino. Avanzando, addirittura, una sorta di protettorato su Taiwan.
Una scelta obbligata. La Signora Sanae Takaichi è, evidentemente, ben cosciente che la crescente autonomia del suo Giappone deve pagare un prezzo a Washington.
E questo prezzo è rappresentato dal mostrare il muso duro a Pechino. Dimostrandosi il più affidabile è importante alleato di Washington nel confronto per il controllo dell’area pan-pacifica.