Il commercialista Giorgetti conferma: le menzogne degli alleati Malan, Messina, Foti & C. (e il C non sta per camerati) sono appunto menzogne. La modestissima crescita del PIL dell’1% è eccessiva, si resterà allo zero virgola. Dal punto di vista pratico non cambia nulla, ma serve solo a ribadire che i famigli di Giorgia sono dei mistificatori seriali.
Dunque, per accontentare l’amica Ursula ed i suoi burocrati, bisognerà ora valutare dove andare a trovare i soldi necessari per ridurre il debito pubblico secondo quanto stabilito a Bruxelles. Chi paga? La patrimoniale è esclusa da Lupi. Tajani, maggiordomo dei due Berluscones (Marina e Pier Silvio), difende le banche per tutelare gli interessi dei suoi donatori di partito. Crosetto non vuole toccare i mercanti di armi e di morte.
Il povero Giorgetti assicura che si può far molto tagliando la spesa pubblica. Ma quale? Quella per una sanità che diventa sempre più privata e a pagamento? Quella per i trasporti pubblici sempre più inefficienti? Quella per una scuola che peggiora quotidianamente? La spesa pensionistica che ora deruba il ceto medio dai diritti acquisiti e che, in prospettiva, impedirà la sopravvivenza a chi oggi è un giovane lavoratore?
Qualsiasi saranno le scelte di questa banda di dilettanti in malafede, andranno nella direzione opposta rispetto alle necessità del Paese.
Servono investimenti per industrie avanzate, servono investimenti per una formazione di maggior qualità, servono investimenti per migliorare la sanità, serve rafforzare la capacità di acquisto del ceto medio che può rilanciare i consumi e, di conseguenza, produzione e commercio. Invece proprio la riduzione dei contributi pensionistici per i giovani, in modo da offrire ridicoli aumenti salariali in busta paga, spingerà ad emigrare. Perché ridurrà il futuro assegno pensionistico.
Ed è patetico il tentativo dei media neomeloniani di difendere l’inesistente crescita italiana paragonandola alla crisi tedesca. Perché la Germania è il mercato d’elezione delle industrie italiane e, se Berlino va in crisi, le conseguenze le pagano anche le industrie italiane. E perché la fuga dei giovani cervelli tedeschi favorisce l’arrivo dei giovani cervelli italiani. Tanto per chiarire chi sta davvero peggio.


