Sarà stato il maltempo che ha rovinato la festa del primo maggio. Sarà stata la serenità per una oppofinzione che si rivela, ogni giorno di più, imbarazzante ed autodistruttiva. Sarà perché anche un orologio rotto indica l’ora giusta due volte al giorno. In ogni caso Giorgia Meloni ha approfittato della festa dei lavoratori per raccontare, finalmente, un briciolo di verità. Che potrà anche non piacere, ma è comunque il dato di realtà.
Dunque il governo di lady Garbatella, per sua dichiarazione, ha scelto di favorire esclusivamente la fascia più povera della popolazione ed il padronato. Tagliando fuori e penalizzando – ma questo, ovviamente, ha evitato di ricordarlo – tutto il mondo dei lavoratori, a partire da quelli maggiormente qualificati.
Certo, Meloni ha ottenuto i voti alle elezioni e può fare ciò che vuole anche in merito alle politiche economiche. Però non è detto che si tratti di una strategia vincente. Forse funziona per la ricerca del consenso, tra le frange ormai minoritarie di chi va a votare, ma è una scemenza assoluta se si guarda allo sviluppo economico del Paese.
Perché l’economia italiana è legata al consumo, a partire da quello interno poiché gli imprenditori che Giorgia tanto ama hanno complessivamente una quota bassa di esportazioni. E la carità dispensata a piene mani dalla destra fluida di governo ha favorito la sopravvivenza di chi (spesso stranieri immigrati), con quel denaro, non può permettersi di acquistare prodotti italiani.
Quando Coldiretti si lamenta per il forte incremento delle importazioni di cibo dall’estero, lancia un segnale che persino il ministro cognato miracolato dovrebbe essere in grado di cogliere. Chi potrebbe permettersi di comprare italiano è quella fascia di lavoratori che, un tempo, rappresentavano il ceto medio e che ora vengono progressivamente impoveriti da una scriteriata politica fiscale, retributiva, normativa. Una fascia che, a differenza del padronato, non può scaricare l’acquisto dell’auto per figli e amanti spacciandola per “vettura aziendale”.
È il ceto medio che, se non fosse derubato da pubblico e privato, potrebbe aumentare i consumi italiani, favorendo lo sviluppo delle aziende e, di conseguenza, l’occupazione diversa dal “lavoro povero” che entusiasma il governo e non fa crescere il Pil. Invece viene invitato ad andarsene all’estero, lasciando spazio alle braccia prive di professionalità e specializzazione. Ma tutto questo, Meloni, lo racconterà un’altra volta.
Giorgia racconta la verità: la destra fluida è contro il ceto medio!
Sarà stato il maltempo che ha rovinato la festa del primo maggio. Sarà stata la serenità per una oppofinzione che si rivela, ogni giorno di più, imbarazzante ed autodistruttiva. Sarà perché anche un orologio rotto indica l’ora giusta due volte al giorno. In ogni caso Giorgia Meloni ha approfittato della festa dei lavoratori per raccontare, finalmente, un briciolo di verità. Che potrà anche non piacere, ma è comunque il dato di realtà.
Dunque il governo di lady Garbatella, per sua dichiarazione, ha scelto di favorire esclusivamente la fascia più povera della popolazione ed il padronato. Tagliando fuori e penalizzando – ma questo, ovviamente, ha evitato di ricordarlo – tutto il mondo dei lavoratori, a partire da quelli maggiormente qualificati.
Certo, Meloni ha ottenuto i voti alle elezioni e può fare ciò che vuole anche in merito alle politiche economiche. Però non è detto che si tratti di una strategia vincente. Forse funziona per la ricerca del consenso, tra le frange ormai minoritarie di chi va a votare, ma è una scemenza assoluta se si guarda allo sviluppo economico del Paese.
Perché l’economia italiana è legata al consumo, a partire da quello interno poiché gli imprenditori che Giorgia tanto ama hanno complessivamente una quota bassa di esportazioni. E la carità dispensata a piene mani dalla destra fluida di governo ha favorito la sopravvivenza di chi (spesso stranieri immigrati), con quel denaro, non può permettersi di acquistare prodotti italiani.
Quando Coldiretti si lamenta per il forte incremento delle importazioni di cibo dall’estero, lancia un segnale che persino il ministro cognato miracolato dovrebbe essere in grado di cogliere. Chi potrebbe permettersi di comprare italiano è quella fascia di lavoratori che, un tempo, rappresentavano il ceto medio e che ora vengono progressivamente impoveriti da una scriteriata politica fiscale, retributiva, normativa. Una fascia che, a differenza del padronato, non può scaricare l’acquisto dell’auto per figli e amanti spacciandola per “vettura aziendale”.
È il ceto medio che, se non fosse derubato da pubblico e privato, potrebbe aumentare i consumi italiani, favorendo lo sviluppo delle aziende e, di conseguenza, l’occupazione diversa dal “lavoro povero” che entusiasma il governo e non fa crescere il Pil. Invece viene invitato ad andarsene all’estero, lasciando spazio alle braccia prive di professionalità e specializzazione. Ma tutto questo, Meloni, lo racconterà un’altra volta.
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