Giornalisti disperati per gli studenti in periferia. Ma i lavoratori in periferia non interessano

29 Agosto 2024

Il pessimo giornalismo italiano di questi tempi vive sulle parole d’ordine. Meglio se false. Così, come ad ogni inizio estate, si è lanciata la parola d’ordine delle “vacanze da record”, da “tutto esaurito”. Non è andata così, e non è la prima volta. Mentre ora gli operatori lamentano cali a due cifre sulle spiagge e nei consumi delle famiglie. I giornalisti, però, se ne fregano e insistono sull’overtourism. Perché le parole d’ordine hanno più fascino se sono in inglese. Così si può far vedere che si sono fatte le “scuole alte”.

Dunque questo turismo eccessivo, che esiste solo a Venezia, a Firenze, a Roma, avrebbe provocato la moltiplicazione dei b&b, degli airbnb. E visto che le nuove parole d’ordine devono riguardare la ripresa scolastica, i servizi giornalistici fanno notare che questa proliferazione di alloggi trasformati in strutture ricettive obbligano gli studenti universitari a trasferirsi in periferia per risparmiare.

Il che, nella realtà, non rappresenta proprio un dramma sociale. Perché un ventenne costretto a prendere il metro o un autobus per andare all’università non rischia la vita, non affronta sofferenze indicibili. Tutt’al più, e sarebbe una conseguenza positiva, trasferisce in periferia la vita sociale, cacciando la criminalità che prospera nelle periferie abbandonate e dimenticate.

Curiosamente, però, i servizi giornalistici ignorano che l’aumento dei costi della vita nelle aree centrali delle città, per approfittare dei turisti stranieri altospendenti, penalizza non solo gli studenti ma anche e soprattutto le famiglie dei lavoratori. Loro sì costrette a trasferirsi e con conseguenze tutt’altro che positive. Perché si sradicano i figli più piccoli dalle amicizie costruite nella zona in cui si viveva,  li si obbliga a cambiare scuola, aumentano i tempi di percorrenza per raggiungere il posto di lavoro, si distruggono i rapporti consolidati dei genitori con la gente del proprio quartiere.

E, a differenza degli studenti che hanno una vita sociale intensa ed in grado di confrontarsi con spaccio e violenze varie, lo spostamento di famiglie di lavoratori in periferia crea soltanto del confinamento nella propria abitazione per evitare le continue aggressioni, rigorosamente impunite.

Ma i giornalisti impegnati in questa insulsa campagna sull’overtourism dimenticano un paio di questioni. Innanzitutto le università si sono moltiplicate in ogni parte d’Italia. Rendendo superflui molti trasferimenti verso altre sedi. A meno di non ammettere – ma ci vuole coraggio per una posizione politicamente scorretta – che molti atenei non hanno la benché minima credibilità e vengono ignorati anche se costano una montagna di denaro ai contribuenti. In secondo luogo sarà divertente verificare il coefficiente di riempimento di queste strutture turistiche in autunno, quando le località meno affollate non avranno neppure una iniziativa per attirare i turisti.

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