Gli angoli oscuri

19 Maggio 2024

 

 

Mi torna in mente, sempre più spesso, il professor Anselmo Paleari. L’eccentrico filosofo, teorico della Lanterninosofia, de “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello…

Ci muoviamo in una stanza buia. E abbiamo un lanternino sulla testa. Per quanto ampio possa essere l’alone di luce che emana, è sempre impossibile che illumini tutta la stanza. E noi crediamo che quella porzione illuminata sia tutta la realtà…

Da qui la nostra arroganza. L’arroganza propria di noi “uomini moderni”, la convinzione di sapere tutto della nostra storia. Del passato dell’umanità. Mentre vediamo solo ciò che cade sotto la luce del nostro lanternino. Poco, troppo poco. E molti, moltissimi, sono gli angoli bui. Che non vediamo. E che, molte volte, ci rifiutiamo di vedere. Perché metterebbero in discussione le nostre, pigre, certezze.

 

Gli angoli oscuri di quella che chiamiamo, con tracotanza, la Storia, sono molti.

Le piramidi egizie… nessuno sa, davvero, a quando risalgano. Né a cosa davvero servissero. E quanto alle tecniche di costruzione… solo ipotesi fumose.

Restiamo ancorati alle immaginette da sussidiario di terza elementare. Migliaia di schiavi, che trascinano enormi blocchi. Incitati dalla frusta. Sappiamo, o meglio gli studiosi sanno che non poteva essere così. Eppure….

E, poi, perché ci sono piramidi in Sudan? Forse più antiche di quelle di Giza.

Decenni fa, Martin Bernal, in “Athena Nera”, ipotizzò un’origine africana della civiltà dei faraoni. Antica, molto più antica. Parlava al vento.

 

E l’inizio della civiltà urbana? Il neolitico, siamo adusi pensare. La Mesopotamia, la Mezzaluna fertile. Eppure vi sono siti archeologici, vere e proprie città, molto più antichi. In Anatolia, in Europa centro-orientale… e alcuni sembrano addirittura risalire al paleolitico. Quando, secondo la Storia ufficiale, gli uomini vivevano in piccoli gruppi. Nelle caverne…

E potrei continuare… i continenti perduti. Atlantide, Mu… leggende, certo. E però, frequentemente, emergono prove archeologiche che solo leggende non sono.

Misteriosi naviganti nel Pacifico. E altri che attraversavano l’Atlantico millenni prima di Colombo… nei due sensi.

Storie del Diluvio più antiche della Bibbia. E storie… antidiluviane.

Il mistero degli Iperborei. Quello di una primigenia Italia, di cui resta, forse, vestigia nella civiltà nuragica…

E i Dolmen. Carnach e Stonehage… E…

Intendiamoci. Ho ben poca propensione per ipotesi fantascientifiche, alieni che giungono da pianeti remoti e altre fantasticherie.

Però, più passa il tempo, più ho la netta sensazione che la parte illuminata della nostra storia, non sia che uno spazio molto, troppo limitato. E deformato da pregiudizi tutti moderni. La supponenza di essere noi, i moderni, ad avere inventato la civiltà. E che prima vi fosse solo barbarie. E degli scimmioni trogloditi.

 

Pregiudizio che nasce con l’illuminismo.

Convinto di essere la luce che diradava le tenebre. Mentre era solo un lumino, un lanternino come tanti altri. Solo più presuntuoso.

 

Non è, come potrebbe sembrare, una divagazione inutile. Da questo pregiudizio, da questa arroganza, deriva il nostro modo di guardare alle cose del mondo. Non solo alla storia remota, ma anche alle vicende contemporanee. Crediamo di avere, noi soli, la Ragione. E invece…

 

Forse dovremmo imparare la lezione del professor Paleari. Non ci svelerebbe, probabilmente, il mistero delle Piramidi o quello di Atlantide.

Ma ci potrebbe insegnare a guardare in modo diverso alla china che stanno prendendo, oggi, le nostre… storie.

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