Gli Elkann come i Ferragnez. E non basta nascondere le carte

17 Marzo 2024

Gli avvocati difensori degli Elkann sono impegnatissimi nel richiedere il dissequestro di un numero consistente di documenti prelevati dagli inquirenti. In fondo non ha neppure importanza sapere come andrà a finire la vicenda giudiziaria. Solo le anime belle di qualche palazzo di giustizia possono credere alla favola della mancanza di fondi esteri, di esportazioni di capitali, di comportamenti indecenti per pagare meno tasse. E in pochi si illudono che giustizia venga fatta.

Però, al di là delle decisioni dei magistrati, ciò che è evidente è che quelle carte esistono. Poco importa se potranno essere utilizzate o meno per un processo ed una condanna. Poco importa se la madre degli Elkann, nonché figlia di Gioanin Lamiera, riavrà quanto le spetta oppure no. Problemi della loro famiglia. Certo, i soldi sottratti al fisco potrebbero perlomeno essere restituiti, ma sarebbe comunque una inezia rispetto alla montagna di denaro pubblico incassato nel corso dei decenni di attività. Per poi arrivare a cedere l’azienda ai francesi.

Ciò che conta, davvero, è la fine dell’immagine falsa di una famiglia la cui storia pubblica sta finendo esattamente come era iniziata con Giovanni Agnelli, il nonno dell’Avvocato che avvocato non era. Peccato che anche in questo caso si tratti solo di una speranza vana. Perché, esattamente come nel caso Ferragnez, è già partito il recupero dell’immagine. Senza neppure grandi sforzi. Anche perché costerebbero e la famiglia è nota per il braccino corto.

Così si dà spazio agli ancora tanti animati da cupio servendi. Impegnati a raccontarsi la favola di Gianni Agnelli “grande imprenditore”, “industriale illuminato”. Quando, nella realtà dei fatti, può al massimo essere considerato un play boy sostenuto da una montagna di denaro e dal servilismo di un giornalismo indecente.

Quanto ai nipotini, basti notare che Ginevra Elkann, sorella di John e Lapo, ha incassato denaro pubblico (come da tradizione famigliare) per film di non grande successo al botteghino. Ma quando il ministro delle cerimonie napoletane ha voluto citare il caso di film finanziati e con poco pubblico in sala, se l’è presa con i “comunisti”, dimenticando di citare la nipote di Gianni Agnelli.

Evidentemente non basta tutto ciò che hanno combinato. Troppi italiani si sentono orfani di un padrone. E poco importa se si devono accontentare di personaggi di qualità sempre più scarsa. Un tempo gli Agnelli si erano compiaciuti della definizione di “viceré a Torino”, poi hanno voluto di più. Ora si possono accontentare di far concorrenza ai Ferragnez. L’importante è avere un esercito di servitori sciocchi pronti ad applaudirli ed a difenderli.

Condividi

Trending posts

Leggi anche