Scuole aperte d’estate. È la proposta del politicamente corretto asservito agli interessi degli oligarchi. Il tutto ammantato da menzogne e cancellazione della memoria collettiva, tanto scomoda in una fase di sfruttamento e lavoro povero. Da un lato gli “esperti” sostengono che i giorni di scuola sulla base dell’attuale calendario sono troppi. Manco se i ragazzi fossero costretti a stare in miniera. D’altronde sono stati gli “esperti” a voler anticipare l’inizio dell’anno scolastico a settembre mentre, in precedenza, i cancelli si aprivano il primo ottobre.
Ma sono le motivazioni sociali a far scompisciare dalle risate. O a provocare indignazione. Le lunghe vacanze estive – spiegano i promotori del nuovo calendario – erano predisposte per un’Italia contadina che utilizzava i ragazzi per i lavori nei campi. Peccato che, da allora, siano trascorsi un po’ di decenni. E le lunghe estati di vacanza sono servite – basti pensare agli Anni 60 ed anche 70 – per mandare i ragazzi al mare, in montagna, in campagna. Magari spedendoli da nonni e parenti vari rimasti nei paesi di origine. Questo era il patriarcato, non le puttanate inventate da persone in cerca di visibilità.
Strano che gli “esperti” di oggi non ricordino neppure le canzoni dell’epoca che raccontano i mesi di vacanza, alla portata anche delle famiglie di impiegati ed operai. Indubbiamente, però, è più comodo intervenire sulla scuola da tenere aperta piuttosto che sulle retribuzioni da aumentare. O sui controlli sui rincari folli del settore turistico.
Ciò che è inaccettabile, tuttavia, è la giustificazione per un cambiamento di questo tipo, che denota un profondo problema psicologico. La scuola deve rimanere aperta – spiegano – per evitare le differenze tra ragazzi: tra chi in città sarebbe altrimenti costretto a bighellonare nei parchi e chi, al contrario, trascorrerebbe l’estate in qualche college esclusivo. Ma lorsignori non hanno mai visto bambini e ragazzi normali, con famiglie normali, che passano l’estate facendo il bagno in mare, costruendo castelli di sabbia, affrontando escursioni in montagna, giocando nei boschi, partecipando a tornei di pallone?
Qualcuno ha mai spiegato agli “esperti” che l’estate dei ragazzi è fatta per giocare, per l’attività fisica, per il divertimento, per staccare completamente dalla routine quotidiana di casa/scuola/casa e smartphone?
D’altronde se la scuola italiana è così disastrosa, la responsabilità è innanzitutto degli esperti.

