Il leader di Ansarallah, Abdul Malik al-Houthi, che guida le forze degli zayditi, una particolare fazione Sciita da tempo in guerra contro la coalizione del Golfo, a guida saudita, lancia un, preoccupato allarme.
L’Egitto deve stare molto attento. E guardarsi da Israele, con la quale sembra, oggi come oggi, intrattenere buoni rapporti diplomatici.
Perché la situazione, internazionale ed interna, appare in rapido deterioramento. E Telaviv potrebbe approfittarne per destabilizzare l’Egitto.
Detta così, potrebbe sembrare una intemerata priva di vero significato, la boutade di un capo terrorista di qualche landa sperduta.
Ma così non è. In primo luogo perché i, cosiddetti, Houthi, i ribelli yemeniti di fede zaidita, non sono un gruppetto di terroristi trascurabile.
Rappresentano, al contrario, una notevole forza militare, capace di tenere in scacco da anni sauditi ed altri paesi del Golfo. E questo nonostante il, pesante, appoggio aereo che la coalizione del Golfo riceve dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Senza dimenticare un’altra missione di controllo navale di cui è parte integrante anche l’Italia.
Ma, nonostante tanto dispiegamento di forze, gli Houthi non sono solo riusciti a mantenere il controllo del loro territorio nel Nord Yemen, ma hanno anche reso estremamente arduo il passaggio attraverso Suez. Che, ormai, è di fatto interdetto alle navi americane ed europee, costrette a circumnavigare l’Africa. Con le ricadute economiche che è facile immaginare.
Inoltre, gli Houthi si sono decisamente schierati a favore di Gaza, e dei palestinesi di Hamas. Lanciando ripetuti attacchi missilistici contro Israele. Attacchi, a quanto sembra, inefficaci. Ma tali, comunque, da suscitare le preoccupazioni di Netanyahu e del suo governo, che, non a caso, stanno duramente colpendo, con attacchi aerei, le basi Houthi in Yemen.
Dunque, ciò che ha detto Abdul Malik va preso sul serio. Tremendamente sul serio, visto che sembra prevedere la destabilizzazione dell’Egitto. Cosa di cui non mi consta abbia mai fatto cenno alcuna altra fonte.
Eppure si tratta di una minaccia reale. Perché il governo di al-Sisi sembra saldamente al potere, ma riposa in realtà su una polveriera.
Le fazioni legate ai Fratelli Musulmani ribollono sotto l’apparente calma. E si preparano ad una riscossa.
Anche perché possono contare, con ogni probabilità, sull’appoggio, o per lo meno la connivenza, di europei e, soprattutto, americani.
Nonché su Israele. Che avrebbe tutto l’interesse ad un Egitto destabilizzato.
E in mano a fazioni jihadiste. Che, va ricordato, mai hanno creato problemi a Telaviv. Anzi, hanno avuto sempre la funzione di combattere il fronte sciita. Considerato, non a tutti i torti, da Netanyahu come il suo principale, e più minaccioso, rivale.
Un Egitto destabilizzato, o, peggio, controllato dalla Fratellanza Musulmana, tornerebbe, di fatto, utile a quelle forze che vogliono mantenere in una posizione di debolezza e sudditanza il mondo arabo. Che sono, per altro, molte. E spesso non facili da identificare.
Il capo degli Houthi ha lanciato il suo allarme. Avvisando, pubblicamente, al-Sisi.
Vedremo nei prossimi mesi se si è trattato, solo, di una sterile boutade.
Sinceramente, temo che sia un avviso molto serio. E preoccupante.


