Dunque, è notte. Ed è una notte buia. Oscura come solo le notti di gennaio – dopo l’epifania e lo spegnersi delle luminarie natalizie – possono essere. Cupa e fredda.
Sono qui, sul divano. Appisolato in un sonno, o meglio un dormiveglia inquieto. Potevo restare a letto, certo, ancora qualche ora. Prima dell’aurora. Ma mi hanno svegliato i gatti. Avevano fame. E allora…
Oddio, svegliato è parola grossa. Semiaddomentato, ho riempito le ciotole. E mi sono buttato qui. Troppo desto per riprendere sonno. E troppo torpido per fare qualsiasi cosa…
È in momenti come questi che vengono gli incubi. E, poi, i fantasmi. Perché, certo, le feste di Natale sono ormai passate da un po’, ma questa resta stagione di fantasmi. E, come dicevo, di incubi.
“Un incubo? Dai, non esagerare… non posso essere un incubo, per te. Al massimo un, vecchio, amico con cui non vai d’accordo in tante cose… ma che, in fondo, trovi… simpatico”.
Amico è parola grossa… sono sempre stato avverso alla tua ideologia….
Ride. Sbuffa. Si è seduto e si versa un bicchiere di vino. Rosso. Come sempre. Ormai ci sono abituato.
“Sai… pensavo una cosa. Che, a ben vedere, avevo molte, moltissime ragioni per dire, scrivere ciò che ho scritto. Magari non ti piacerà il modo… Ma devi ammettere che, ad esempio, sull’alienazione avevo visto giusto, no? La società capitalistica tende progressivamente a creare un uomo totalmente alienato da ogni cosa. Ridotto a mero strumento di produzione.
Senza più alcun rapporto con ciò che produce, come invece avveniva nel mondo pre-industriale. Quando l’artigiano aveva un rapporto creativo con la sua opera. Non solo economico…”
Già, avevi ragione. Però questo non ti ha spinto a criticare il mondo moderno. Al contrario, lo hai assunto in toto. Facendone la base di partenza per le tue teorie “scientifiche”. Ovvero per la tua ideologia comunista…
Si stringe nelle spalle. Un altro sorso di vino.
“E che dovevo fare? Il mondo moderno era, anzi è così. Vagheggiare il ritorno al tempo dei castelli e degli artigiani? Mica ero un anacronista, io… Mi sono limitato a leggere la realtà che vedevo. A interpretarla. E a dare delle risposte. O, per lo meno, provarci…”
Belle risposte… hai ben visto come, poi, è andata a finire… in Russia, e anche altrove.
“Eh no… mica mi puoi dare la colpa di tutto ciò che è successo. Io non avevo certo teorizzato quello che, poi, hanno fatto Lenin e compagni. Io avevo solo lanciato un’accusa contro la deriva che stava prendendo il mondo moderno. E profetato – ridacchia – ma sì… in fondo sono stato un profeta, con questo barbone… sì, profetato a cosa si rischiava di giungere. E qui anche tu devi ammettere che questa “alienazione” di cui parlavo oltre un secolo fa, ora si è realizzata totalmente. È divenuta la realtà in cui tutti voi vivete…”
Purtroppo… però tu non hai contribuito a frenare questa discesa verso l’abisso. Anzi…
“Mica ero un kathecon io… io accusavo un mondo. Questa era la mia funzione. Poi, certo, forse sono stato un po’ limitato. Ho parlato quasi solo di economia. Però molto dipende da come mi hanno letto… perché c’era ben altro nei miei scritti…”
Si alza, pesante.
“Insomma, se devi dare la colpa a qualcuno dalla ai… marxisti! – ride, in modo quasi fragoroso – A loro che, spesso per ottusità, altre volte in mala fede, mi hanno frainteso…”
Si allontana. Poi, si gira di tre quarti.
“Sai, forse quelli che mi hanno capito meglio… sono stati… altri. Quelli che, per paradosso, vengono considerati miei nemici. Strano destino…
Svanisce. E io cado, finalmente, in un sonno senza sogni.


