I brillanti economisti italiani di complemento, quelli schierati a sinistra, hanno miracolosamente scoperto che gli italiani risparmiano meno di prima. Oddio, qualsiasi normale famiglia italiana se n’era accorta da tempo. Gli unici a non averlo ancora capito sono i politici neomeloniani che insistono a raccontare di uno sviluppo straordinario con una crescita addirittura dello 0,7% (cioè il nulla).
Però tutti gli economisti sono ancora impegnati nella ricerca della destinazione di questi risparmi svaniti. Perché è vero che si sono ridotti i depositi bancari, a vantaggio dei titoli di stato, ma il totale resta comunque negativo. Ovviamente gli esperti criticano questa scelta delle famiglie che penalizzano le banche. Perché le banche, che pagano interessi dello zero virgola ai risparmiatori ma 26 volte più elevati ai politici, con il denaro depositato finanziano il sistema industriale, agricolo, commerciale. A tassi 40 volte superiori, ma bisogna pur capire i poveri banchieri..
Naturalmente nel mistero dei risparmi svaniti non figurano i balzelli vari creati appositamente per depredare le famiglie: aumento dei biglietti dei mezzi pubblici, dei treni, degli aerei; aumento dei prezzi dei parcheggi; pagamenti per accedere ad alcune aree urbane; benzina, energia, rifiuti, autostrade. E poi la sanità, gli ombrelloni, gli impianti di risalita, le scarpe, i vestiti. Sino ad arrivare ai prezzi per il cibo.
Già, gli italiani mangiano. Mangiano peggio e pagano di più. Ma non vogliono rinunciare a questo ultimo simbolo di un benessere svanito. Basta osservare gli ormai inutili mercati nelle “feste di via” che, periodicamente, invadono strade e piazze cittadine. I banchi presi d’assalto non sono quelli del vestiario o dell’artigianato, bensì quelli del cibo, possibilmente di bassa qualità e prezzi ridotti.
Poco importa se, quasi sempre, lo spostamento della merce dall’interno del negozio al marciapiede di fronte comporta un aumento seppur lieve dei prezzi: si compra perché è obbligatorio far festa, essere parte di questo finto momento comunitario. Tutti compagni, per pochi minuti, cum panis, coloro che condividono il pane. E pazienza se la comunità, cum munus, prevedeva il dono mentre oggi il pane costa come un gioiello e nessuno lo regala. Gli italiani sono troppo poveri per investire nello sviluppo e allora si limitano a consumare i risparmi per mangiare per strada. Senza speranze nel futuro.

