Gli italiani vogliono i negozi sotto casa ma poi comprano al discount per risparmiare

27 Luglio 2024

Volere è potere? No, o almeno non sempre. Un’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con SWG evidenzia che i cittadini vogliono vivere nei quartieri dove ci sono più esercizi di prossimità, perché questi rafforzano le comunità (per il 64% degli intervistati), fanno sentire più sicure le persone (57%) e aumentano il valore delle abitazioni (fino al 26% in più). Non solo. Lo studio rivela che la chiusura dei negozi non solo ‘preoccupa’, ma ‘intristisce’ i cittadini, soprattutto al Nord e nelle grandi città. Secondo i dati, l’83% degli intervistati prova un senso di tristezza di fronte alla chiusura dei negozi, e il 74% ritiene che questo fenomeno incida negativamente sulla qualità della vita.

Bene, tutti vogliono i negozi tradizionali, tutti sono consapevoli che con le serrande abbassate aumenta la criminalità, tutti li ritengono indispensabili per la vita di relazione degli anziani ed anche per la mera sopravvivenza quotidiana. Poi, però, tutti vanno a far la spesa nei supermercati, nei discount o direttamente online (non per gli alimentari).

“Torino è, purtroppo, inserita negli elenchi delle città ad alto rischio di desertificazione – ricorda Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom Confcommercio – con una variazione delle unità locali del commercio al dettaglio del -17,1% in 10 anni”. E l’elenco delle ragioni per la chiusura è sempre lo stesso, dalle tasse alla criminalità, dalle banche alla concorrenza sleale del web.

Manca, come sempre, l’aspetto che spinge i consumatori – dopo aver dichiarato la propria tristezza – a disertare i negozi di prossimità: i prezzi.

Le associazioni di categoria continuano a far finta di non vedere che, con gli stipendi pagati ai dipendenti proprio dai loro associati, l’unica possibilità di acquisto è nei discount o in rete. Certo, si rinuncia spesso alla qualità. Non per scelta ma per necessità. Una condizione che, inevitabilmente, porterà ad altre chiusure, con la sopravvivenza solo di negozi super specializzati e di alto livello, riservati ad una fascia sempre più ristretta di ricchi consumatori. Boutique del formaggio, gioielleria della carne del territorio, banca del vino.

Perché, ovviamente, non esiste né una politica che miri ad alzare realmente le retribuzioni di quel ceto medio che rappresentava lo zoccolo duro dei consumatori nei negozi tradizionali, né un invito a ridurre prezzi senza controllo e senza ragione.

E allora meglio una lacrima nel ricordare i bei tempi antichi e poi via con il web a ordinare le bottiglie di vino, la camicia, il libro ed il mobiletto per la cucina.

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