Israele, l’esercito israeliano, sta colpendo duro nella Striscia di Gaza. Senza guardare in faccia a nessuno. Oggi la notizia che avrebbe distrutto una scuola, trasformata in residenza transitoria per sfollati. Ma è solo una fra tante, ché innumerevoli sono, ormai, le notizie di questo tipo. E vi è, chiaramente, una sola certezza. A Gaza non vi sono luoghi o ripari sicuri per i civili.
L’unica domanda, che abbia un senso, è…perché? Ovvero quale possa essere lo scopo, l’obiettivo delle forze israeliane nella Striscia. Perché appare, ormai, ovvio che non si possa più addurre come ragione, unica e principale, la reazione al raid di Hamas dell’ottobre scorso.
Se così fosse, si tratterebbe di una reazione sproporzionata. E, soprattutto, inconcludente. Visto che gli israeliani non sono chiaramente riusciti ad eliminare Hamas, né ad indebolire in modo consistente la sua presenza a Gaza. Semmai rafforzando, per reazione, il controllo che questa esercita sulla massa dei palestinesi disperati.
E allora? Quale è lo scopo di questa offensiva così pervicace e massiva? Perché uno scopo deve esservi. Ed avere finalità ed obiettivi concreti.
Il governo di Netanyahu sta affrontando una grave crisi interna. E l’accusa di disinteressarsi dell’ultimo centinaio di ostaggi israeliani in mano ancora ad Hamas, si fa ogni giorno più pressante. Da parte dei parenti di questi e, soprattutto, dalle opposizioni politiche. Eppure Bibi tiene duro. E continua, pervicacemente, a perseguire i suoi obiettivi. Costi quello che costi. E, per quanto riguarda gli ostaggi, potrebbe costare davvero molto caro.
Netanyahu ha sempre considerato Gaza come una, sostanziale, minaccia. O, peggio ancora, come un corpo estraneo che diventa sempre più necessario eliminare. E questo indipendentemente da chi lo governi.
Certo, il fatto che sia sotto il controllo di Hamas rende la Striscia maggiormente pericolosa per la sicurezza di Israele. Tuttavia, per Netanyahu è proprio la sua esistenza a rappresentare un problema.
Il governo di Bibi non ha mai, effettivamente, riconosciuto la coesistenza con uno Stato palestinese. E, soprattutto, ha sempre rifiutato l’idea che questo possa venire diviso in due parti. Di fatto circondando Israele.
Inoltre, vi è la pressione dei, cosiddetti, coloni. Che costituiscono una parte essenziale dell’elettorato di Netanyahu. E che sognano, o se preferite vedono, una Grande Israele, che si espanda progressivamente, giungendo a normalizzare anche la Striscia.
Normalizzazione che, naturalmente, prevede un, sistematico, repulisti dei palestinesi presenti nell’area. Oltre due milioni, che andrebbero cacciati per rendere Gaza territorio di espansione delle colonie israeliane. Esattamente quello che sta avvenendo oggi. Perché è, ormai, evidente che questo sia lo scopo finale del Governo. Eliminare completamente la presenza araba nella Striscia. E rendere, quindi, questa territorio di espansione delle colonie.
Ora, questa non è la posizione di tutta la, complessa, società israeliana. Dove vi sono molte forze aperte ad una coesistenza pacifica con i palestinesi. E disponibili a riconoscerne la realtà politica. Anche a Gaza…purché questa torni sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, e non resti base operativa degli estremisti di Hamas .
Ma è proprio questo a rendere debole la posizione di coloro che vorrebbero trattare. E che, per altro, hanno la loro base elettorale soprattutto nelle città. Tel Aviv non vota per Netanyahu, né mai lo voterà. E lui lo sa bene.
Così, di fatto disinteressandosi del destino degli ostaggi israeliani, Bibi tira dritto per la sua strada. Mirando decisamente – nonostante delle trattative internazionali di pura facciata – ad eliminare completamente i palestinesi da Gaza.
E ad inglobarla nella “sua” Nuova Israele.



