La Germania di Merz, alla, sempre più disperata ricerca del conflitto con Mosca, annuncia la chiusura delle ultime sedi diplomatiche russe, nonché quella di alcuni centri culturali che diffondono lingua e cultura russa.
Immediata la risposta di Mosca. Lavrov, il Ministro degli Esteri, prefigura la chiusura del Goethe Institute di Mosca, Pietroburgo e di altre città russe.
Reazione ovviamente; la tipica ritorsione diplomatica. Che, tuttavia, ci lascia alquanto perplessi.
Perché, certo il Goethe Institute è, fin dagli anni ’50, un ente finanziato dalla Repubblica Federale Tedesca.
Tuttavia non può venire, semplicisticamente, ridotto ad una sua proiezione politica.
Anche, anzi soprattutto perché porta il nome di Goethe. E questo, se permettete, non è un fatto casuale. Anzi, riveste un grande significato simbolico.
Perché Wolfgang Goethe non è stato soltanto un, grandissimo, poeta.
Di giganti della poesia la lingua tedesca ne annovera più d’uno.
Penso a Rilke, ad Hôlderlin, a Schiller…
Di Goethe, però, ve ne è stato uno ed uno solo. Come Dante in Italia, o Shakespeare in Inghilterra.
E Goethe, soprattutto, ha incarnato l’aspetto dell’anima tedesca fecondata dal contatto, profondo, con la civiltà greco-latina.
Opposto a quel mito prussiano e bellicoso, barbarico, che vediamo troppo spesso prevalere. Anche oggi. Anche in questa strozzatura della storia.
Non si deve leggere solo il Goethe poeta. Che, certo, è immenso.
Va letto anche, forse soprattutto, il Goethe prosatore, quello dei romanzi, del Meister.
E va letto il Goethe saggista. L’osservatore della Natura. Capace di conciliare profondo senso magico (e poetico) con rigore scientifico.
Certo, io sto parlando di Goethe, non del Goethe Institute. E so bene che sono due cose molto diverse.
Tuttavia la vicenda storica è fatta, anche, di simboli e gesti simbolici. Che talvolta pesano sulla bilancia quanto e più dei fatti.
E chiudere il Goethe Institute di Mosca, o all’opposto, lasciarlo aperto e libero di operare, mi sembra che sia uno di questi simboli.
La ritorsione russa è logica. E sotto molti profili pienamente giustificata.
Tuttavia Lavrov, che per quello che ne so è uomo riflessivo e intelligente, farebbe bene a pensarci sopra.
La Russia avrebbe solo da guadagnare in immagine non toccando il Goethe Institute.
E, soprattutto, il grande Wolfgang approverebbe con un sorriso.

