E che cosa mai avrebbe dovuto e potuto fare il povero Tajani in un contesto come quello siriano? Sì, esistono persino i difensori del ministro degli esteri. Già, cosa avrebbe dovuto fare? Magari qualcosa, qualunque cosa, per giustificare il lauto stipendio che riceve in quanto ministro. Che dovrebbe avere un ruolo leggermente diverso da quello dell’organizzazione dei visti da concedere a chi vuole venire in Italia, dal coordinamento della duplicazione dei documenti persi dagli italiani in gita all’estero.
Perché è vero che nella vicenda siriana i protagonisti sono stati Usa e Russia. Ma anche Israele (vincente) e Iran (perdente). E la Turchia. Paese Nato, come l’Italia, ma con una propria politica estera che prescinde da Washington, a differenza dell’Italia. E non solo nella vicenda siriana. Ma anche in quella ucraina e in Libia. Di fronte all’Italia, per ricordarlo ai fans di Tajani.
In fondo, però, l’inutilità del ministro degli esteri non è molto diversa da quella di altri ministri. Manca, ad esempio, una politica industriale e la produzione è in calo da tempo. È vero che la crisi ha origini nei governi precedenti, ma Urso cosa ci sta a fare? Senza un’idea, senza un progetto. Però con lo stipendio da ministro.
E Salvini? Il trasporto ferroviario è una indecenza. Sarà colpa degli amministratori, ma lui non ha fatto nulla per cacciarli. E si potrebbe continuare, dalla sanità alla giustizia, dal ministro degli interni alla cultura. C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Ogni volta, se provano a difendersi, la scusa è la stessa: colpa di chi ci ha preceduto. Il che è spesso vero. Ma in primis non giustifica l’incapacità di cambiar rotta. E poi subentra anche l’incapacità di comunicare. Per cui anche la verità sembra una menzogna. Così ha gioco facile Lucio Caracciolo ad accusare il governo Meloni per il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, anche se il crollo risale agli anni precedenti: tanto come fa a ribattere il governo se non sa comunicare?
Ma c’è sempre Malan a trovare una soluzione: con la sua faccia gaudente raccontava trionfante che, grazie al governo Meloni, l’Italia correva con un Pil in crescita dell’1% (ridicolo). Con la stessa faccia si entusiasmava per la crescita ridotta allo 0,7%. Ed ora è sempre gaudente mentre annuncia l’ulteriore calo allo 0,5%. Certo, non è colpa sua. Ma la menzogna della corsa dell’economia la racconta lui. E di nuovo Caracciolo infierisce sostenendo, questa volta con ragione, che continuare a mentire finirà per provocare una sacrosanta reazione.

