Grandi manovre

6 Giugno 2024

 

 

È stagione di grandi manovre. Manovre politiche, manovre economiche. Soprattutto manovre strategiche e militari. Perché tutti i paesi del mondo stanno, ormai, prendendo posizione nella prospettiva del nuovo Risiko globale.

 

Di quella che, semplificando, potremmo chiamare la Terza (o Quarta) Guerra Mondiale. Perché tale, in effetti, ormai è. Guerra e Mondiale. A patto, però, di tenere presente che si tratta di un conflitto profondamente diverso rispetto a quelli cui ci aveva abituati il secolo scorso. Guerra asimmetrica. Guerra ibrida…molte le definizioni. Ma ciò che conta è che in questo conflitto la neutralità, il chiamarsi fuori, è un lusso che, forse, potranno permettersi il Costarica e il Principato di Monaco. E sottolineo il forse.

Comunque, il mondo si sta schierando. Paesi, potenze maggiori e minori, potenze regionali e quant’altro si stanno aggregando. In un sistema, però, di geometrie variabili. Non rigido. Perché chi è alleato in un quadrante geopolitico, può essere rivale, o addirittura nemico in un altro.

 

Ed è, dunque, una guerra in primo luogo di diplomazie. La tessitura diplomatica di legami politici e, in prima istanza, economici, può mettere una potenza in condizoni di sicurezza, rafforzandola anche in caso di diretto conflitto militare. Viceversa, può delineare un sostanziale isolamento. Che è, quasi sempre, preannuncio di sconfitta.

 

E se guardiamo ai fatti con occhio, diciamo così, spregiudicato, senza farci condizionare dalla tifoseria di parte, ci accorgiamo di una cosa ben precisa. Sul piano delle Grandi Manovre diplomatiche, Washington e tutto l’Occidente Collettivo stanno perdendo.

Mentre i suoi due principali rivali globali, Russia e Cina, stanno, ogni giorno di più, conquistando terreno.

 

In Africa, nella regione del Sahel, i francesi hanno ormai perso ogni presa sul loro, vecchio, impero coloniale. E il tentativo di Washington di subentrare a Parigi nel controllo di un’area strategica sia sotto il punto di vista economico che sotto quello geopolitico, si è rivelato vano. Niger, Burkina Faso, Mali sono ormai chiaramente entrati nell’orbita russa. E ospitano guarnigioni di milizie private controllate da Mosca. In particolare l’ormai famosa Wagner. E la stessa strada è stata intrapresa dal Ciad.

In Senegal si è affermato nelle elezioni un nuovo presidente dichiaratamente ostile a francesi e americani. E il Congo è in avvicinamento diplomatico al Cremlino.

 

Per altro, in tutta la parte centro-meridionale di quello che, un tempo, veniva chiamato il Continente Nero, è Pechino che detta le regole del gioco. Utilizzando lo strumento della penetrazione “morbida”, senza conflitti. Attraverso la cooperazione economica. Come teorizzato nella Dottrina di Xi Jinping.

 

Ed anche in Asia, il gioco degli equilibri sta, rapidamente, cambiando. Colossi emergenti come l’Indonesia guardano con preoccupazione alla crescente tensione tra Washington e Pechino. E cercano di mantenere una posizione che non danneggi i, vitali, rapporti commerciali con la Cina.

Per altro la Russia sta intensificando le relazioni con paesi della regione tradizionalmente considerati nell’orbita di Washington. Le dichiarazioni di Putin sui buoni rapporti con Seul, che a suo dire, “non è preda di ottusa russofobia”, sono estremamente significative.

 

Ma ancora più significativa appare la posizione dell’India. Modi ha male accolto il tentativo di Washington di imporgli una rottura delle relazioni di cooperazione economica con Tehran. E la risposta alla minaccia statunitense di sanzioni economiche è apparsa estremamente dura. Per gli standard, usualmente cauti e felpati, del leader indiano.

 

In realtà Mosca e Pechino – che possiamo ormai considerare un fronte comune – dispongono, oggi come oggi, di due strumenti di diplomazia e relazioni internazionali estremamente…elastici. E pertanto, molto efficaci.

 

I famosi BRICS, che vanno dilatandosi. E creano un tessuto di relazioni economiche tale da rendere risibili le sanzioni minacciate dall’Occidente Collettivo contro Mosca e Pechino.

 

E l’Organizzazione della Cooperazione di Shangai. A guida sostanzialmente cinese, nel recente vertice di Astana ha preso decisamente posizione dalla parte della Russia nell’attuale scenario internazionale.

E la SCO, di cui fanno parte pure Iran, Pakistan ed India, è anche una organizzazione di cooperazione militare.

A questi strumenti e a questo dinamismo diplomatico dei suoi rivali, Washington risponde con una arroganza cieca. Resa ancora più eclatante dalle dichiarazioni, “stolte” e improvvide, dei vertici politici di Bruxelles e della NATO.

 

Una stoltezza che deriva dalla pretesa che solo l’Occidente Collettivo rappresenti la, famosa, “Comunità internazionale”. E che, di conseguenza, a lui e solo a lui spetti il diritto di imporre regole. E di infrangerle a suo piacere.

 

Ma questo primato esiste, ormai, solo nel mondo dei sogni. La realtà è ben altra. E questo Occidente si ritrova ogni giorno di più isolato e assediato.

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