Potrà sembrare strano. Soprattutto ai fanatici sostenitori di un pacifismo tiepido e inconcludente. Ma la guerra ha delle regole. O meglio ha necessità di averle, ben precise e definite. E che tutti le rispettino.
Non sto, però, parlando di quel pallido fantasma che è la Convenzione di Ginevra. Disattesa fin dal momento successivo alla sua firma. E neppure delle, cosiddette, “regole di ingaggio”. Che altro non sono che la definizione delle specificità di una missione, o Operazione, bellica. Roba moderna, di invenzione americana.

No, le Regole della Guerra sono cosa antica quanto l’uomo. Le troviamo già nell’Iliade di Omero.
Regole non scritte. E che non prevedono sanzioni o embarghi. Ma il non rispettarle portava al disprezzo. Al disonore ed alla vergogna. E un uomo non poteva più vivere con tale onta. Non nel…mondo di ieri.
Oggi, però, tutto è diverso. Tutto si fonda, anche in guerra, su un calcolo economico. Costi, benefici. E non vi sono regole che tengano. Non si teme alcun disonore. Semplicemente perché non vi è più alcun senso dell’onore.

Lo so. Onore è parola desueta. Provoca oggi ironia. Addirittura sarcasmo. Eppure era proprio l’onore che permetteva che la guerra avesse delle “regole”. Che non divenisse qualcosa di bestiale. E chiedo scusa alle bestie. Che non si comportano come noi. Perché gli animali hanno, sempre e comunque, delle loro “regole”, inscritte nella natura.
E oggi? Pensiamoci un po’…un minimo senso dell’onore, avrebbe impedito di fare carta straccia dei Trattati di Minsk. E si sarebbe evitata la guerra in Ucraina.
Ma sappiamo che questi furono usati solo per prendere tempo. Ingannare Mosca. Mentre si armava Kiev. A dirlo non è stato Putin. Sono stati gli stessi leader occidentali. Quasi vantandosene. Anzi, senza il quasi.
E dare oggi armi a lunga gittata a Zelenski, per permettergli di colpire in profondità la Russia? Non implica, forse, il provocare il Cremlino verso una guerra totale? Nucleare…

E utilizzare il terrorismo e i terroristi? A Mosca come in Iran. La figlia di Dugin assassinata con una bomba. Il generale Suleymani eliminato con un drone killer. Senza dichiarazione di guerra. Senza rispettare alcune regola.
Il terrorista, il “partigiano” – nella definizione di Carl Schmitt – non è un soldato. E non rispetta le “regole di guerra”. Ma uno Stato non può ricorrere a tali strumenti. Ne va innanzitutto della sua credibilità. Diventa inaffidabile. E nessuno, da quel momento in poi, si potrà più fidare dei suoi impegni. Delle sue promesse. La guerra non avrà più regole. Sarà solo morte e distruzione senza limiti.
Come dicevo, definirla bestiale è un eufemismo.
Perché se si vuole che l’altro, il “nemico” si ponga limiti e regole, dobbiamo farlo noi per primi.
Solo così la guerra si fa “contesa”, come ha teorizzato Julien Freund.
Solo così la guerra non diventa mirare al cieco annientamento dell’altro.
E può avere una soluzione politica.

I pacifisti a oltranza sbagliano. La guerra, ci piaccia o meno (e non ci piace, certo), fa parte della storia e della natura umana. Pace e guerra sono in un rapporto di sistole diastole. Una non si dà senza l’altra.
Ma perché non diventi annientamento dell’umano, è necessario ricordare il monito di Clausewitz.
Il vecchio generale prussiano diceva che “la guerra è prosecuzione della politica con altri mezzi”. Necessaria, quando i modi della politica falliscono. Non più necessaria, quando si può tornare alla politica.
Ma in troppi, in questo Occidente Collettivo drogato di onnipotenza, Clausewitz non sanno neppure chi fosse.