Bart De Weber, premier del Belgio, ha molti dubbi.
Sequestrare i beni russi, titoli ed altro, che si trovano in Unione Europea per darli a Zelensky, è cosa che lo lascia estremamente perplesso. E non certo perché sia un, pericoloso, filo- russo. Tutt’altro.
Il fatto è che un simile comportamento risulterebbe estremamente anomalo. Neppure durante la II Guerra Mondiale i beni tedeschi depositati nelle banche occidentali sono stati toccati. E viceversa, naturalmente.

Una reciproca attenzione volta a non fare saltare completamente il sistema internazionale di credito e banche.
Ora, però, la Commissione Europea, spalleggiata da alcuni governi, Germania e Francia in testa, vorrebbe andare in questa direzione. Tutti gli asset finanziari russi sequestrati. E, appunto, consegnati a Zelensky.
Tuttavia qui inizia la perplessità, e la preoccupazione del premier belga. La Russia non potrebbe non reagire, sequestrando e nazionalizzando asset economici e, soprattutto, aziende di proprietà europea. E questo creerebbe un danno grave. Gravissimo. Perché ciò che, nel loro complesso, i paesi europei verrebbero a rimetterci, è enormemente superiore a quanto potrebbero sequestrare degli asset russi. Senza tenere conto del piccolo particolare che quanto sequestrato in Europa andrebbe, dritto e gratuitamente, nelle rapaci mani di Zelensky. Mentre le perdite cadrebbero in capo ai singoli paesi europei.
Ora, Van Der Weber è, evidentemente, uno che i conti li sa fare. E si rende conto che il gioco non vale la candela.
Anzi, che rappresenta una via rapidissima per il suicidio economico.

Di qui la perplessità, espressa pure in modo molto misurato. E tuttavia indicativa.
Perché molti, anche nei paesi dell’Europa occidentale, cominciano a nutrire dubbi su questa politica dell’Unione volta ad una guerra senza regole né quartiere contro Mosca.
Dubbi che dalla Spagna al Belgio stanno, di fatto, incrinando, anzi frammentando sempre più ciò che ancora resta in piedi di questo fantoccio unitario.