Sei un genio, italiano, hai vinto il premio Nobel (il Nobel, non lo Strega come uno Scurati qualunque), hai inventato la radio. Ma hai la sfiga di essere nato il 25 aprile. E in Italia quella non è la data in cui si celebra il centocinquantesimo anniversario della nascita di un genio. E neppure quella in cui si ricorda San Marco e la meravigliosa epopea di Venezia. Macchè, è il giorno della retorica, della sopraffazione dei vincitori sui vinti che devono essere tali anche dopo 80 anni.
D’altronde sono progressivamente svanite le figure che potevano rappresentare l’unità di una Penisola che, come sosteneva Dostoevskij, è stata più grande quando era disunita. Quelli che erano gli eroi del Risorgimento sono stati sottoposti a processi da cui, ovviamente, non potevano difendersi. Garibaldi? Un bandito internazionale che ha occupato il ricchissimo regno delle Due Sicilie. Mazzini? Un folle criminale che portava anche sfiga. Cavour? Un ricco piemontese in combutta con Francia ed Inghilterra. Vittorio Emanuele II? Un re che pensava solo al sesso e alla caccia.
L’elenco degli ex eroi è lunghissimo. Comprende praticamente tutti i politici e si estende anche ai letterati. D’altronde è giusto così. Se non si demoliscono i grandi del passato, come si possono mettere sul piedistallo i nani di oggi? I politici, compresi quelli ai vertici delke istituzioni, che si difendono dalle critiche non con la propria qualità ma con le querele. I letterati che devono inventarsi possibili minacce per far sapere che esistono. Anche i premi Nobel hanno perso ogni credibilità.
Ed allora è inevitabile dimenticare Marconi, evitare di celebrarlo, confinare il ricordo giornalistico in due righe di circostanza. D’altronde c’è il rischio che qualcuno (certo non i giornalisti italiani) ricordi che il genio è stato presidente della fascistissima Accademia d’Italia. Che, in precedenza, aveva sostenuto l’impresa di Fiume di Gabriele d’Annunzio. E che aveva pronunciato discorsi non proprio antifà: “Rivendico l’onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l’utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d’Italia”. Che sfiga essere nato il 25 aprile..
Guglielmo Marconi e la sfiga di essere nato il 25 aprile..
Sei un genio, italiano, hai vinto il premio Nobel (il Nobel, non lo Strega come uno Scurati qualunque), hai inventato la radio. Ma hai la sfiga di essere nato il 25 aprile. E in Italia quella non è la data in cui si celebra il centocinquantesimo anniversario della nascita di un genio. E neppure quella in cui si ricorda San Marco e la meravigliosa epopea di Venezia. Macchè, è il giorno della retorica, della sopraffazione dei vincitori sui vinti che devono essere tali anche dopo 80 anni.
D’altronde sono progressivamente svanite le figure che potevano rappresentare l’unità di una Penisola che, come sosteneva Dostoevskij, è stata più grande quando era disunita. Quelli che erano gli eroi del Risorgimento sono stati sottoposti a processi da cui, ovviamente, non potevano difendersi. Garibaldi? Un bandito internazionale che ha occupato il ricchissimo regno delle Due Sicilie. Mazzini? Un folle criminale che portava anche sfiga. Cavour? Un ricco piemontese in combutta con Francia ed Inghilterra. Vittorio Emanuele II? Un re che pensava solo al sesso e alla caccia.
L’elenco degli ex eroi è lunghissimo. Comprende praticamente tutti i politici e si estende anche ai letterati. D’altronde è giusto così. Se non si demoliscono i grandi del passato, come si possono mettere sul piedistallo i nani di oggi? I politici, compresi quelli ai vertici delke istituzioni, che si difendono dalle critiche non con la propria qualità ma con le querele. I letterati che devono inventarsi possibili minacce per far sapere che esistono. Anche i premi Nobel hanno perso ogni credibilità.
Ed allora è inevitabile dimenticare Marconi, evitare di celebrarlo, confinare il ricordo giornalistico in due righe di circostanza. D’altronde c’è il rischio che qualcuno (certo non i giornalisti italiani) ricordi che il genio è stato presidente della fascistissima Accademia d’Italia. Che, in precedenza, aveva sostenuto l’impresa di Fiume di Gabriele d’Annunzio. E che aveva pronunciato discorsi non proprio antifà: “Rivendico l’onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l’utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d’Italia”. Che sfiga essere nato il 25 aprile..
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