In Giappone, più o meno in questo ultimo scorcio di Gennaio, vengono pubblicate, a cura dell’Istituto Meteorologico nazionale, le previsioni sulla… fioritura del ciliegi. Che comincerà a fine marzo nell’Isola meridionale di Honshū, e avrà termine a metà maggio nella settentrionale, e a lungo innevata, Hokkaido.
Questo, ovviamente, per permettere a chi lo volesse di recarsi nei luoghi di fioritura. Per dedicarsi alla contemplazione dei Sakura. Dei ciliegi in fiore.
Un uso, anzi una Festa antica, più che millenaria. E che porta il nome di Hanami.
Colpisce… e ci appare strano. Perché il nostro modo di concepire le Feste calendariali è, ormai, sempre più svincolato dai cicli della Natura. È divenuto qualcosa di… astratto.
Anche Feste tradizionali, come il Natale o la Pasqua, lo sono, per lo meno nel comune sentire.
Per chi è religioso sono ricorrenze della fede. O, più esattamente, della Chiesa. Ma di una Chiesa che, sempre più, le celebra come un ricordo. Una sorta di memoria fondante la sua esistenza. La sua ragione di essere.
Anche qui si è perso il senso di ricorrenze nelle quali il Mistero, la Nascita, la Morte e Resurrezione, si invera. È presente, avviene ogni volta di nuovo. Come fosse la prima volta. Era una coscienza ben lucida nel Cristianesimo dei primi secoli. E ne troviamo ancora un’eco negli Inni Sacri del Manzoni.
Ma, ormai, questo è perduto. Incapaci di vivere il Mistero, gli uomini si limitano a ricordarlo astrattamente. Come un qualsiasi fatto storico.
Ed ancora peggio sono le nuove feste. Pensate al modello americano, che stiamo ormai importando. Il Ringraziamento… il Black Friday, Festa del consumo e del consumismo.
Nella cultura giapponese, invece, si è mantenuta una percezione, o sentimento, del legame con la Natura.
Che si realizza in feste legate a specifici fenomeni stagionali. Come, appunto, la fioritura dei Sakura. Dei ciliegi.
Che ricorda una certa tradizione sulla fioritura dei mandorli, a fine inverno, che era un tempo viva nelle nostre terre. Come nella Valle dei Templi, ad Agrigento. Un estremo retaggio della civiltà ellenica.
Non è, però, necessario costruire complessi parallelismi tra tradizioni e culture diverse. Anzi, sarebbe solo l’ennesima astrazione. Rivestita di dialettica tradizionalista.
Hanami, invece, è qualcosa essenziale. Semplice. E, proprio per questo, difficile da realizzare per noi, moderni, occidentali.
Contemplare in silenzio la fioritura dei ciliegi. Godendone la bellezza nell’aurora. E il profumo più intenso nel tramonto.
Tutto qui.
Certo, poi si potrebbe parlare del, complesso, simbolismo del Sakura.
Ma un simbolo, se autentico, non va spiegato.
Va contemplato… e sentito nella sua forza vitale.


