Houthi e altre carabattole

1 Febbraio 2025

 

 

Il segnale viene dagli Houthi dello Yemen. O meglio dalla decisione di Trump, appena insediato, di avviare il procedimento per inserirli nella lista delle “organizzazioni terroristiche”. Ovvero di quelle organizzazioni che Stati Uniti e coorti alleate intendono combattere, e debellare, senza alcuna riserva. Senza guardare in faccia a nessuno e, soprattutto, senza rispettare gli accordi internazionali che regolano i conflitti tra Stati.

E, in effetti, gli Houthi yemeniti – ovvero Ansar Allah, essendo Houthi il nome del clan che li guida – non sono un Stato, né un governo. Rappresentano, però, la maggioranza della popolazione del nord Yemen, di fede zaidita, una divisione, se vogliamo, della grande famiglia sciita.

 

Dico se vogliamo, perché gli zaiditi nascono con il quinto imam, Zayd al-Abidin, pronipote di Ali, la cui visione religiosa era intessuta di forti elementi sociali. E, per altro, molto moderata sotto il profilo dottrinario.

Tant’è che gli zaiditi, da tempo ridotti al solo Yemen settentrionale, rappresentano un volto alquanto semplificato dello sciismo. Per molti versi vicino a quello della maggioranza sunnita.

 

Ciononostante, hanno subito a lungo persecuzioni. Soprattutto da che in Arabia si sono affermati i wahabbiti. Che sono, per altro, comandati dalla dinastia reale dei Banu Saud. E che non sono né moderati, né tolleranti, nonostante una certa vulgata diffusa qui da noi. Tant’è che nella loro, personale, Arabia Saudita, non solo non vi sono chiese, ma non vengono tollerate neppure sette islamiche diverse. Che, per altro, rappresentano la maggioranza della popolazione, soprattutto nella costa orientale. E che subiscono da sempre sistematiche persecuzioni.

 

Gli zaiditi yemeniti, a lungo oggetto di persecuzioni e costretti nella più totale miseria, hanno cercato per molto tempo di opporre una resistenza pacifica. Poi, però, a fronte della volontà saudita, e del governo fantoccio imposto nello Yemen, di sterminarli, sono passati alla resistenza armata, guidata dal clan degli al-Houthi.

E si sono dimostrati molto bene organizzati ed efficaci. Anche grazie al crescente appoggio di Tehran. Tant’è che, oggi come oggi, possono contare su una forza di oltre 200.00 uomini, perfettamente armati ed organizzati. Che, sinceramente, non è proprio la consistenza di un movimento terrorista.

 

Ora la direzione politica e strategica degli Houthi ha identificato in Israele il principale sponsor dell’offensiva saudita contro di loro. E, dietro a Israele che ne rappresenta la punta avanzata, negli Stati Uniti e alleati. Soprattutto inglesi.

 

Di qui, la, sistematica, minaccia ai convogli navali che battono bandiera americana o europea. Minaccia che ha, di fatto, reso impraticabile Suez, costringendo petroliere e navi trasporti alla ben più onerosa circumnavigazione dell’Africa.

 

Di qui, anche, gli attacchi alle navi da guerra americane ed europee che dal Golfo premono sullo Yemen. Attacchi a quanto sembra estremamente efficaci. Tali da causare notevole insicurezza e instabilità. Anche se, va detto, le notizie su quanto avviene intorno al Canale di Suez ci giungono frammentarie e filtrate dal nostro, estremamente democratico, sistema di informazione.

Meno efficaci, invece, e decisamente più sporadici gli attacchi missilistici contro Israele. Gli Houthi non sembrano attrezzati per una guerra a tale distanza. Cosa che non ha, però, impedito al governo di Telaviv di colpire con estrema durezza le basi Houthi nello Yemen.

 

Ora questa decisione di Trump. Che potrebbe preludere ad una nuova crociata, israeliana e saudita, contro i “ribelli” yemeniti. Una strana “crociata”, certo. E tuttavia diretta ad annientarne completamente la forza militare. Anche approfittando delle, gravi, difficoltà in cui si trova il loro “amico” iraniano.

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