I due fratelli

13 Settembre 2026

 

 

 

L’inverno era ormai giunto e una fitta coltre di neve aveva ricoperto ogni cosa, trasformando il paesaggio in uno scenario meraviglioso e incantato. Don Emilio, nonostante l’età avanzata, che avrebbe impensierito chiunque, manteneva comunque uno spirito gioviale. Pensava spesso a quello che gli aveva detto un suo amico: la vita va vissuta fino all’ultimo istante con grande fortezza d’animo. Come sacerdote il suo obiettivo era quello di dedicarsi al prossimo, donando comprensione, conforto e amore.

Quella mattina il prete non aveva fatto nulla di particolare; dopo la messa si era ritirato nella sua stanza preferita adibita a studio. Dietro la canonica scorreva un piccolo ruscello che si faceva sentire come una melodia fino all’interno della sua stanza. Lo paragonava ad un vecchio amico che lo invitava a ricordare i tempi felici trascorsi assieme. Dalla poltrona dove era seduto, poteva osservare i suoi libri e il suo Cristo crocefisso che lo incoraggiava nei momenti più tristi. Non gli erano ancora stati consegnati i quotidiani, poiché il sacrestano non era ancora ritornato dal paese in cui si trovava una piccola edicola.

Dalla cucina proveniva la voce della perpetua che conversava con un’altra donna, ma a lui la cosa non importava. Era stato informato che a pranzo lo aspettavano dei succulenti piatti, avendo ricevuto il giorno prima da un vecchio del paese della carne di maiale.

Don Emilio stava oziando e lasciava che la sua mente venisse attraversata dai ricordi. Dalla campana della chiesa giunsero nove rintocchi. Il pastore si soffermò sul ricordo di quel padre che si rivolse a lui per una faccenda riguardante i suoi due figli. Poi chiese al suo Cristo crocefisso se ricordasse la storia dei due fratelli che volevano sposarsi, ma non riuscivano a trovare la donna giusta. Cristo rispose sorridendo, come se il pastore si fosse permesso di dubitare, anche per un solo attimo, della sua memoria. I due fratelli erano nel suo cuore come tutte le persone che amava. Don Emilio sorrise, chiuse gli occhi, e rivisse quella storia.

 

Un giorno venne in canonica un vecchio genitore che aveva due figli, che non erano sposati. Il prete lo accolse gentilmente. Lo vedeva sempre alla messa domenicale con la moglie e i suoi due figli. Era, come si diceva una volta, un buon cristiano; insieme alla moglie e ai figli lavorava un pezzo di terra e possedeva una stalla con della mucche. Il loro latte veniva trasformato in vari tipi di formaggio che poi vendevano in paese. Il vecchio, che si era presentato da don Emilio con un grosso pezzo di formaggio e del vino, disse che aveva un grande problema che lo tormentava. Il prete, che stava osservando il grosso pezzo di formaggio, si accorse che nella borsa c’era anche del salame, e ciò lo rese lieto.

Il vecchio, quasi con le lacrime agli occhi, disse che il suo problema forse non poteva avere una soluzione. Don Emilio in modo bonario gli diede una pacca sulla spalla e gli disse che ogni problema ha sempre una soluzione. L’uomo raccontò che aveva lavorato per tutta la vita senza risparmiarsi un attimo e che aveva fatto tutto ciò per la famiglia. Dal suo matrimonio aveva avuto la gioia di avere due figli maschi; il buon Dio, però, non gli aveva dato la possibilità di avere il terzo figlio che desiderava tanto, e che sperava fosse una bambina. Il prete cominciava a perdere la pazienza: voleva che l’uomo arrivasse al dunque, pensando che, una volta che se ne fosse andato, avrebbe finalmente assaggiato il salame. Il suo profumo, che giungeva dalla borsa, lo aveva distratto. Era da molto tempo che non ne mangiava uno e già immaginava la sua perpetua intenta a tagliarlo.

L’uomo spiegò che aveva due figli in età da matrimonio, ma che non avevano mai frequentato delle donne, e questo lo preoccupava molto: i giovani si stavano avvicinando alla trentina e temeva che non si sposassero più. Il prete finalmente comprese il motivo della visita e, con tono severo, come se fosse un maestro di scuola, disse che ci avrebbe pensato lui. Il vecchio sorrise: desiderava così tanto che i suoi figli si sposassero. Don Emilio conosceva i due giovani, li vedeva spesso a messa ed erano di buon cuore, ma anche tanto timidi, cosa che li metteva in difficoltà con le donne. Congedò il vecchio assicurandogli che avrebbe cercato lui due brave ragazze per loro.

Nell’accompagnarlo alla porta, gli disse che sarebbe passato a trovarlo nelle settimane successive; sentiva già dentro di sé una sorta di soluzione per quel problema, ma per il momento non volle parlarne. Il vecchio, salutandolo, si inchinò e gli baciò le mani, dicendogli che era un santo. La sera stessa il prete, mentre si trovava in cucina, prese carta e penna e scrisse una lettera a un suo vecchio compagno di seminario che aveva una parrocchia al sud. Si trattava di un amico che non sentiva da qualche anno, ma a cui era rimasto molto affezionato. Nella lettera spiegò che in paese c’erano due giovani fratelli, molto onesti e religiosi, che non avevano ancora trovato due brave ragazze da sposare. Chiedeva quindi all’amico se potesse fargli conoscere due giovani donne disposte a trasferirsi e a sistemarsi al nord. Nella missiva gli raccontava anche del padre dei giovani, che desiderava per suoi figli la stessa felicità che lui aveva ricevuto dalla vita.

Il mattino seguente, il sacrestano si recò al paese ad imbucare la lettera, e la questione per il momento finì lì. Don Emilio andò a trovare il vecchio, gli disse che aveva pensato a una soluzione e si fece promettere di non dire nulla al riguardo né alla moglie, né ai figli. L’anziano genitore fece assaggiare a don Emilio del buon vino e dei salumi squisiti. Il prete non si fece pregare e, nel tardo pomeriggio, i figli dovettero accompagnare il pastore in canonica perché le gambe non lo reggevano più. Nel tragitto verso casa non disse nulla ai giovani, ma cominciò a notare che uno dei due aveva delle maniere particolarmente gentili. Scoprì così che, anche se non aveva studiato, gli piaceva leggere i libri che acquistava in paese. Il giovane raccontò che a scuola non andava affatto male, ma il padre aveva voluto che lavorasse nella stalla e nei campi con la famiglia.

Una volta giunto in canonica, ad aspettare il prete c’era la perpetua in assetto di guerra: avendo intuito che il pranzo non era stato leggero, aveva già preparato per il suo curato una pastiglia di antiacido per soccorrerlo. Un giorno del mese successivo, il sacrestano consegnò a don Emilio una lettera che veniva da lontano; quest’ultimo si precipitò nello studio e inforcati gli occhiali, si mise a leggerla. Il suo amico seminarista conosceva due sorelle della sua parrocchia, appartenenti a una famiglia povera, disposte ad affrontare il lungo viaggio per conoscere i due fratelli. Sarebbero state accompagnate dalla madre e chiedevano anche un aiuto economico per le spese del viaggio. Arrivate sul posto sarebbero state accolte in canonica.

Don Emilio telegrafò che partissero immediatamente. Anche il vecchio genitore fu finalmente informato sulla soluzione trovata da don Emilio e replicò che si affidava completamente a lui. Non mancò, ancora una volta, di sdebitarsi, donandogli dei salami.

Dopo qualche tempo, di mattina, mentre don Emilio stava celebrando la messa, giunsero in canonica le due giovani con la madre. Furono accolte dalla perpetua che notò che avevano con sé delle valigie di cartone logorate dal tempo. Più tardi, arrivò anche il parroco che vide una donna vestita di nero con il volto rugoso dal sole che doveva aver lavorato senza risparmiarsi la dura terra e le due figlie vestite in modo umile e dimesso: una più bella e l’altra con un volto meno appariscente: potevano avere venticinque anni. Le accolse calorosamente e propose loro di accomodarsi per riposarsi dal lungo viaggio nelle stanze al piano superiore.

La stessa sera, a cena, don Emilio approfittò della situazione per conoscere meglio le giovani. Riferirono che provenivano da una famiglia povera con dei fratelli ancora piccoli che frequentavano la scuola e che si dedicavano al lavoro di un piccolo pezzo di terra. Ma nonostante i sacrifici di tutta la famiglia, la povertà non era stata sconfitta. Nei giorni successivi le giovani con la madre visitarono il piccolo paese e non mancarono alla messa. Tanti parrocchiani, incuriositi, chiesero alla perpetua la loro provenienza, ma quest’ultima rimase sul vago, non volendo assomigliare alla perpetua di don Abbondio.

Finalmente giunse il giorno tanto atteso. In canonica erano stati invitati i due fratelli con i loro genitori per conoscere le due sorelle. Quel pomeriggio i baldi giovani arrivarono indossando il vestito della festa e con i capelli lucidi da tanta brillantina che avevano usato. I genitori avevano portato dei salami, del formaggio e una grande pagnotta appena sfornata per festeggiare l’incontro. Dopo le prime presentazioni, la conversazione entrò nel vivo. I due fratelli avevano occhi solo per la sorella più carina e parlarono soprattutto con lei. Il pomeriggio trascorse tra chiacchiere e degustazione di cibi, accompagnati da dell’ottimo vino. Quando si fece sera, gli invitati decisero di ritornare a casa e il prete invitò i due fratelli alla messa del mattino successivo.

Don Emilio si ritirò nella sua camera e temeva che il suo Cristo lo rimproverasse per aver bevuto più del solito. Ma Lui si limitò a sorridere perché conosceva già come avrebbe risolto la questione inerente ai due fratelli. Durante la notte il parroco dovette scendere più volte in cucina per assumere del bicarbonato che potesse dargli un po’ di sollievo. Il mattino seguente celebrò la messa alla quale parteciparono le due sorelle e i due fratelli. Alla fine della liturgia le due sorelle si congedarono e ritornarono in canonica con la mamma e la perpetua. I due giovani aspettarono che don Emilio riponesse i paramenti sacri. Quando ebbe finito, li raggiunse e li invitò al andare in una parte della chiesa dove vi trovava la statua della Madonna con il Bambino. Per risolvere la contesa tra i due fratelli, entrambi attratti dalla sorella più bella, don Emilio decise di affidarsi a un singolare sorteggio. Mise in un cappello due foglietti piegati: ufficialmente contenevano i nomi di entrambi i giovani, ma in realtà il parroco vi aveva scritto lo stesso nome, quello del fratello che riteneva più affine alla ragazza più attraente. Quando il sorteggio decretò il verdetto, il fratello estratto scelse subito la ragazza più carina.

Per l’altro non rimase che accettare il destino e avvicinarsi alla sorella dal volto comune e dalle mani segnate dal lavoro. All’inizio si sentì il solito sconfitto, l’eterno perdente a cui spettava solo la sfortuna. Tuttavia quando iniziarono a frequentarsi, tutto cambiò. Scoprì che condividevano gli stessi valori morali, oltre a perseguire gli stessi obiettivi e sogni. Con la sua umiltà e sincerità, lei riuscì a fargli vincere ogni insicurezza. Di fronte alla grazia innata di quella ragazza, la timidezza del giovane svanì del tutto, trasformando quella che credeva una condanna nella sua più grande fortuna. La sua piccola bugia era stata lo strumento di una verità più grande.

Don Emilio trasse la sua lezione finale: la sorte è cieca e gli uomini guardano troppo spesso solo le apparenze, ma la vera Provvidenza non fa mai errori. Aveva privato a quel giovane la bellezza passeggera di un volto, ma in cambio gli aveva donato l’unica donna capace di curargli l’anima. Il Cristo lo sgridò per quel sotterfugio, ricordandogli che la verità non si serve mai delle menzogne e che un sacerdote non dovrebbe truccare le carte del destino. Ma poi il volto del Nazareno si addolcì: l’imbroglio era stato grande, ma la scelta era stata quella giusta.

Nei mesi successivi i giovani continuarono a frequentarsi, scoprendo che erano tantissime le affinità che li legavano. Alla fine i due fratelli convolarono a nozze, e presto arrivarono anche dei figli ad allietare la loro unione. Da quel giorno, la cantina di don Emilio non rimase mai vuota. Fu sempre rifornita del buon vino e dei salami genuini che i genitori dei due fratelli donavano con immensa gratitudine.

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