Cito spesso una frase di un famoso avvocato del secolo scorso – Vincent Moro-Giafferi – il quale, durante un’arringa gridò: “Buttatela fuori dall’aula, quell’intrusa, quella puttana che tira il giudice per la giacca!”. Quell’intrusa, quella puttana è, ovviamente, l’opinione pubblica, quel condizionamento mentale determinato dai comportamenti di certa informazione che passa allegramente – si fa per dire – attraverso le maglie della censura ordinistica. Un ordine professionale che, in una certa misura, Vittorio Feltri, chiarendo la sua decisione di andarsene a Radio Radicale, ha fatto intendere come equivoca e politicamente targata.
Al momento, è in corso una discussione infinita su quella che impropriamente viene definita “legge bavaglio” finalizzata, dice l’Ordine, a tarpare la libertà di espressione e di investigazione dei giornalisti. Alzata di scudi e minacce di obiezione di coscienza.
A questo punto, a parte una battuta sull’obiezione di coscienza che, nel magma dei mass media, è in atto da tempo, decifrato come rifiuto di ottemperare a un dovere inteso non in senso giuridico, ma in quello della civiltà etica e del comportamento corretto.
A conferma di ciò, c’è un personaggio dell’informazione che è un modello di violenza verbale, di maleducazione, di narcisistica supponenza, di plebea volgarità.
Questo tale, laureatosi in Lettere moderne con una tesi sui cantautori – a dimostrazione della profondità culturale e dell’ampiezza intellettuale nella conoscenza della complessa realtà – è uno che incarna la contraddizione senza vergogna e l’applicazione della doppia morale senza il minimo raccapriccio per le sue contorsioni opinioniste. Alcuni esempi.
Il 25/2/2020, in un suo video, peraltro con una argomentazione fondata sul problema del coronavirus, si scagliava contro i terroristi della notizia, contro le trasmissioni faziose, contro i provvedimenti di quarantena, contro lo sciacallaggio politico. Osservava, dati alla mano, come fosse solo un’influenza, con un numero di decessi poco più che rilevante, ma con un tono ed un linguaggio discutibile – per usare eufemismo – del tipo: “delirio collettivo…”, “pieni i coglioni…”, “certi giornalisti vanno fatti fuori…”.
Il 29/10/2020, dieci mesi dopo, titola un suo video “I no vax mi fanno schifo”, e l’argomentazione è esattamente opposta. Parla di centinaia di migliaia di morti, dei vaccini che “hanno fatto meraviglie…capolavori scientifici…grande operazione vaccinale”, i medici e gli infermieri non vaccinati “devono essere licenziati…cambiare lavoro…fuori dalle balle…”. I dubbiosi e i renitenti della puntura devono essere puntiti “con 5, 10, 20 anni di galera”, perché la salute pubblica non può essere ostaggio di “5, 10, 15 milioni di stronzi, dementi, coglioni…”.
Insomma, l’esilarante aretino cambia registro, ma per l’esperto in cantautori la base di supponenza e di volgarità rimane la stessa, e contro il professor Alberto Contri a Cartabianca del15/12/2021 si esibisce in una delle sue migliori, forse non massime, esternazioni di prepotenza, di inciviltà, di maleducazione, di arroganza e di villania.
Identica oscena presunzione quando interviene in un suo video qualificando il libro di Vannacci come insieme di “nefandezze… di orrore…osceno…irricevibile…orripilante” e sul generale dice che “non meriterebbe nessun incarico neanche quello di capo condomino”.
Se l’emerito aretino, a proposito di suoi attacchi subiti, afferma: “denuncio tutti…li massacro…bisogna sbatterli in galera…mandarli sul lastrico”, perché la stessa procedura non deve valere per certi giornalisti esperti nello sbattere il mostro in prima pagina creando, di fatto, un linciaggio redazionale prima di una sentenza giudiziaria? È o non è una modalità di condizionare l’opinione pubblica? Poi fanno i video questuando abbonamenti. Ogni imprenditore vive se il suo lavoro è apprezzato, altrimenti fallisce e chiude. Altro che finanziamento pubblico, sempre che la stampa non sia di regime. Ma questa è un’altra storia.


