I magistrati che non colpiscono lo spaccio di droga sono complici dei narcos in Ecuador

12 Gennaio 2024

Una farfalla che sbatte le ali a Pechino può causare un uragano a New York. Vecchio detto utilizzato per sostenere quanto il mondo sia collegato. Ed allora dov’era la farfalla che ha sbattuto le ali provocando la disastrosa situazione in Ecuador? O, per essere più espliciti, chi ha permesso un simile dilagare delle droghe, favorendo la creazione di cartelli di narcos sempre più ricchi e potenti?

Certo, è facile accusare i governi latinoamericani che non riescono a fronteggiare le bande. E che, a volte, lasciano che polizia ed esercito spartiscano i guadagni con i narcos. Dimenticando, magari, che i buoni atlantisti hanno imposto sanzioni, hanno bloccato esportazioni di merci normali, hanno imposto politiche economiche e finanziarie disastrose.

Però il vero sostegno ai narcos arriva da politici e magistrati nei vari Paesi di smercio della droga. Con il pietismo nei confronti dei “poveri spacciatori, spesso migranti, che vendono droga per sopravvivere”. Per sopravvivere con al collo catene d’oro che i pensionati locali non possono permettersi, e neppure i lavoratori onesti. Ma bisogna tollerare. Bisogna far finta di non vedere le zone di spaccio in ogni città. Bisogna far finta di non capire che, dopo le eventuali retate, gli spacciatori tornano al loro posto di lavoro perché vengono immediatamente rimessi in libertà. Poverini, bisogna capirli.

E bisogna fingere di non capire che i soldi della droga servono per rafforzare le mafie di ogni colore. Che servono per acquistare armi, come in Ecuador o in Messico. Che servono per acquistare ristoranti e pizzerie dove ripulire il denaro, con una concorrenza sleale nei confronti dei locali onesti costretti a chiudere. Ma bisogna capirli, gli spacciatori, non i ristoratori.

E bisogna capirli ancora di più – secondo un magistrato italiano – se gli spacciatori hanno fisici da atleti.

L’esempio perfetto per favorire la crescita delle bande, delle gang, con tanto di trapper di riferimento. E con giornalisti che fingono di stupirsi se le bande si scontrano e si sparano. Perché chi finge di stupirsi finge anche di non capire che questo è l’inevitabile risultato della droga libera, dello spaccio impunito, della logica stessa di individuare nella droga l’unica via d’uscita alle proprie infelicità.

Bambini iperprotetti, giovani che non sanno affrontare le difficoltà a scuola, in palestra, con amici e primi amori. E poi adulti terrorizzati dalla vita. Tutti convinti che una pastiglia giusta risolva tutto. Magari affiancata ad un corso scolastico sull’affettività o a qualche lezione sul bullismo. Qualunque cosa, pur di evitare di imparare a vivere. Però poi ci si stupisce dell’Ecuador..

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