Finite le proteste degli agricoltori tedeschi, almeno per il momento, persino qualche giornale italiano ha deciso che se ne poteva parlare. Male, ovviamente. Possibilmente molto male. Prima si è cercato di far passare la protesta come un’iniziativa mascherata dell’estrema destra di Afd. Non ha funzionato e, anzi, si è favorito un aumento di consensi per i cattivi. Che, allora, sono stati accusati di essersi limitati ad infiltrarsi nelle manifestazioni.
Ma sono partite le bordate contro i contadini e gli allevatori. Non solo quelli tedeschi. Accusati di essere retrogradi, nemici dell’ambiente, vecchi, inadatti alle nuove sfide ambientali ed anche ai cambiamenti già in atto in agricoltura.
E pazienza se gli accusatori sono giornalisti di città, abituati a spostarsi con l’auto di servizio, reduci dalle vacanze sulla neve tra impianti di risalita e bacini per l’innevamento artificiale. O appena scesi da un aereo dopo qualche giorno di riposo in un mare australe.
No, i colpevoli dell’inquinamento, del riscaldamento globale, delle tensioni a Taiwan e della crisi di risultati della Salernitana sono loro: gli agricoltori. Che non accettano di ridurre le produzioni; che non accettano di vedersi ridurre i contributi europei; che non accettano di pagare di più il carburante per i trattori; che non accettano di compilare un numero crescente di inutili scartoffie burocratiche.
Insensibili, questi agricoltori. Che non capiscono che l’aumento degli adempimenti burocratici è indispensabile per mantenere i posti di lavoro a inutili burocrati in Italia ed in Europa. Mentre il taglio dei sussidi all’agricoltura serve per aumentare il flusso delle armi verso la banda Zelensky. E si sa che carri armati, bombe e missili fanno bene all’ambiente.
Quanto alla riduzione delle produzioni, è indispensabile per giustificare l’arrivo di insetti e schifezze varie per arricchire le multinazionali che controllano il settore. D’altronde far arrivare via nave il cibo dai posti più lontani del mondo non produce inquinamento e migliora la qualità dell’aria. A differenza di alberi da frutta che rappresentano un pericolo per l’ambiente, come gli ortaggi e qualsiasi altra coltivazione non controllata dalle multinazionali.

