Invece di lamentarsi senza sosta per la difficoltà di trovare lavoratori qualificati indispensabili per proseguire l’attività delle aziende, gli imprenditori italiani dovrebbero consultare il rapporto annuale di AlmaLaurea per comprendere la realtà. Diversa dal mondo dei sogni in cui vivono.
Perché la realtà è quella di laureati che, a distanza di 5 anni dalla fine degli studi, hanno una occupazione nel 91,7% dei casi per la laurea triennale e nel 94,4% dei casi per la magistrale. Perché, dunque, i giovani dovrebbero scegliere facoltà diverse da quelle preferite per accontentare gli imprenditori? Un lavoro lo trovano comunque, dunque preferiscono studiare qualcosa che li interessi davvero.
In prospettiva, tra l’altro, la situazione potrebbe modificarsi per le aziende. In peggio, ovviamente. Dieci anni orsono il 90% dei neolaureati avrebbe accettato un lavoro in un settore diverso da quello del corso di studi. Oggi si è scesi al 75%. E il 66% dei laureati odierni non è disposto ad accettare un lavoro a tempo pieno con uno stipendio iniziale inferiore ai 1.500 euro netti al mese.
È cresciuta la consapevolezza del valore dello studio.
Anche se qualche dubbio inizia a serpeggiare. La facilità con cui si arriva alla laurea nei tempi previsti fa pensare ad una crescente facilità degli esami e ad una progressiva riduzione di ciò che deve essere studiato.
E aumentano ulteriormente, i dubbi, dopo un intervento di Walter Quattrociocchi, docente alla Sapienza di Roma nonché uno dei maggiori esperti mondiali nello studio dei componenti online. Sul Corriere della sera ha scritto che gli studenti, con l’utilizzo continuo dell’intelligenza artificiale, stanno perdendo la capacità di capire. “Il problema non era la fragilità del ragionamento. Era la sua assenza”.
Giovani robot umani, in concorrenza con i robot umanoidi. Perfetti per ciò che chiedevano le aziende. E invece l’assenza di ragionamento non riguarda la richiesta di retribuzioni migliori.
I neolaureati non accettano più salari di partenza inferiori a 1.500 euro netti
Invece di lamentarsi senza sosta per la difficoltà di trovare lavoratori qualificati indispensabili per proseguire l’attività delle aziende, gli imprenditori italiani dovrebbero consultare il rapporto annuale di AlmaLaurea per comprendere la realtà. Diversa dal mondo dei sogni in cui vivono.
Perché la realtà è quella di laureati che, a distanza di 5 anni dalla fine degli studi, hanno una occupazione nel 91,7% dei casi per la laurea triennale e nel 94,4% dei casi per la magistrale. Perché, dunque, i giovani dovrebbero scegliere facoltà diverse da quelle preferite per accontentare gli imprenditori? Un lavoro lo trovano comunque, dunque preferiscono studiare qualcosa che li interessi davvero.
In prospettiva, tra l’altro, la situazione potrebbe modificarsi per le aziende. In peggio, ovviamente. Dieci anni orsono il 90% dei neolaureati avrebbe accettato un lavoro in un settore diverso da quello del corso di studi. Oggi si è scesi al 75%. E il 66% dei laureati odierni non è disposto ad accettare un lavoro a tempo pieno con uno stipendio iniziale inferiore ai 1.500 euro netti al mese.
È cresciuta la consapevolezza del valore dello studio.
Anche se qualche dubbio inizia a serpeggiare. La facilità con cui si arriva alla laurea nei tempi previsti fa pensare ad una crescente facilità degli esami e ad una progressiva riduzione di ciò che deve essere studiato.
E aumentano ulteriormente, i dubbi, dopo un intervento di Walter Quattrociocchi, docente alla Sapienza di Roma nonché uno dei maggiori esperti mondiali nello studio dei componenti online. Sul Corriere della sera ha scritto che gli studenti, con l’utilizzo continuo dell’intelligenza artificiale, stanno perdendo la capacità di capire. “Il problema non era la fragilità del ragionamento. Era la sua assenza”.
Giovani robot umani, in concorrenza con i robot umanoidi. Perfetti per ciò che chiedevano le aziende. E invece l’assenza di ragionamento non riguarda la richiesta di retribuzioni migliori.
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