I porti italiani pagheranno per il servilismo in politica estera

18 Agosto 2026

I costi della servile politica estera italiana potrebbe venire pagati da Genova, da Gioia Tauro, da Trieste. Perché l’aggressione statunitense contro l’Iran non ha provocato soltanto il blocco dello stretto di Hormuz, ma ha reso insicuro anche il viaggio verso il Canale di Suez. Così la Cina ha deciso di investire sulla rotta della Via della seta di ghiaccio, nota anche come Nsr, Northen Sea Route. La rotta dell’Artico che transita di fronte alle coste della Russia e che permetterà a Pechino di far arrivare le merci in Europa in metà tempo rispetto alla rotta attraverso Suez.

Se poi si aggiungono gli investimenti per rafforzare il trasporto ferroviario tra la Cina e l’Europa, i rischi per l’Italia aumentano. Perché la follia criminale di Trump e Netanyahu può portare alla drastica riduzione dei traffici nel Mediterraneo. Ed i ritardi nell’adeguamento delle linee ferroviarie italiane completano il quadro negativo.

Le conseguenze, ovviamente, non saranno immediate. Perché la rotta artica ancora per parecchi anni sarà estremamente difficile d’inverno, nonostante gli investimenti su nuove navi rompighiaccio. Però la Via della seta ferroviaria avanza nel frattempo. Quanto alla Russia, la Nsr permette di raggiungere gran parte dell’Asia alla ricerca di gas e petrolio russi. Superando gli ostacoli posti da Trump con il blocco di Hormuz.

Ma, ovviamente, l’Italia continua a sostenere la guerra contro la Russia e si guarda bene dal criticare i crimini di Israele che determinano l’instabilità dell’intera area del Golfo.

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