I russi in Libia

4 Febbraio 2025

 

 

La flotta russa sembra avere abbandonato la base di Tartus, in Siria.

Un cambiamento radicale per la scena geopolitica del Mediterraneo, che lascia intendere come Mosca non trovi più alcuna sicurezza nella, confusa e violenta, situazione siriana. Né, soprattutto, un qualche interlocutore politico affidabile.

Il potere a Damasco è, sostanzialmente, nelle mani di al-Jolani, che sta instaurando un regime jihadista, fondato sul terrore. E questo godendo dell’appoggio, o per lo meno di una favorevole indifferenza, di Stati Uniti, Israele e, nel complesso, di tutto l’Occidente.

 

Il resto del paese versa nel più totale caos, anche se i nostri Media tacciono sull’argomento.

Guerra tra curdi e forze armate turche spalleggiate da milizie locali. Intere province controllate da milizie che non rispondono ad alcun comando centrale. La minoranza alawita che si riorganizza e cerca di resistere nelle province intorno a Tartus, dove è maggioranza.

L’Isis che rialza il capo dal deserto.

Una situazione difficile da decifrare.

 

E i russi decidono di andarsene. Abbandonando la storica base navale di Tartus perché considerata ormai insicura. E difficile da difendere.

 

Tuttavia è un abbandono che apre a molte incognite. E suscita non poche perplessità.

Perché è assai dubbio, anzi da escludere decisamente che Mosca intenda abbandonare completamente il Mediterraneo. Un quadrante strategico, dove ha sempre mantenuto una sua presenza militare sin dai tempi dell’URSS. E che si è, per altro, andata intensificando in questi ultimi tempi.

Certo, vi è in ballo la trattativa sotto traccia con Washington. Con la nuova Amministrazione Trump. Una trattativa che, prevedibilmente, ha come oggetto centrale l’Ucraina e il suo, prossimo, destino.

Tuttavia non è affatto una trattativa facile. Nè, soprattutto, veloce da risolvere, come credeva Trump.

Ci vorranno tempi lunghi e, in particolare, un complesso, e arduo, gioco di dare/avere.

 

E, poi, perché mai Mosca dovrebbe rinunciare ad una, forte, presenza navale nel Mediterraneo?

I rapporti con Washington si stanno rilassando dopo l’avvento di Trump. Restano, però, conflittuali in molti quadranti geopolitici. E, soprattutto, il Cremlino ha profondi, e realistici, dubbi sul futuro atteggiamento di Washington. Trump ha un mandato di quattro anni…e poi?

 

Facilmente, dunque, la flotta russa si sta per riposizionare, senza però abbandonare il quadrante Mediterraneo.

E, con ogni probabilità, l’obiettivo, o meglio la nuova base operativa sarà in Libia.

In quello che resta della Libia.

 

Ovvero nelle basi che i russi starebbero allestendo nel Fezzan meridionale. Regione popolata prevalentemente da genti nomadi, Tuareg e Tibù, e di fatto priva di controllo da parte sia di Tripoli che di Bengasi. E questo, soprattutto, da che un golpe orchestrato dall’Occidente ha rovesciato Gheddafi. Spingendo il paese nel caos.

Un caos di cui molti hanno, sino ad ora, approfittato. A partire dalla Francia.

E di cui potrebbe cominciare a fare tesoro anche Mosca.

 

Con un controllo dell’inquieto Fezzan. E uno sbocco al mare nella regione di Bengasi. Essenziale come punto di appoggio per la notevole, più di nove navi, flotta russa nel Mediterraneo.

 

Comunque, l’unica certezza è che il Cremlino non intende affatto abbandonare il “Mare nostro” dopo la vicenda Siriana. Ed anzi sembra avere tutte le intenzioni di intensificare la sua presenza in profondità.

La Libia, quindi, come prossima, imminente, base operativa. La Libia, ovvero un nostro vicino di casa. Più esattamente il nostro dirimpettaio.

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