Inizia oggi la visita ufficiale, in Cina, del ministro degli esteri turco, invitato dall’omologo di Pechino. Tra i temi in discussione, ovviamente, la volontà di entrambe le parti di aumentare, considerevolmente, gli scambi commerciali. Ma anche le opportunità per la Cina di investire in Turchia nel settore delle tecnologie avanzate. E poi lo sviluppo delle iniziative per il rafforzamento della Via della Seta e del corridoio Est-Ovest attraverso il Mar Caspio.
Però non si discuterà solo di aspetti economici. Sul tavolo anche i problemi di Gaza, con Turchia e Cina che concordano sulla necessità di arrivare ad un rapido cessate il fuoco. Ma poiché Ankara non è Roma, appiattita sugli interessi statunitensi e priva di ogni dignità nazionale, si discuterà anche dei diritti degli uiguri. Perché, tra partner che si stimano, non sono tabù gli argomenti scomodi.
Nel frattempo, sul fronte interno, la Turchia sta accelerando per recuperare i tempi per la realizzazione della prima centrale nucleare, in collaborazione con la russa Rosatom. L’impianto, del valore di 20 miliardi di dollari, entrerà in funzione ad aprile del prossimo anno. Con notevole ritardo poiché Rosatom è impegnata in numerosi progetti in altri Paesi ed ha appena siglato un accordo con l’Uzbekistan per sei piccoli reattori nucleari.
A proposito di Russia, potrebbe registrarsi a breve un cambio di alleanze in Sudan. Mosca sarebbe pronta ad abbandonare il sostegno ai ribelli per schierarsi con le truppe governative. In cambio della possibilità di costruire un centro logistico e poi un porto sul Mar Rosso. E un altro porto la Russia lo vorrebbe in Cirenaica dove continua a sostenere Haftar.

