Il berretto di Capitaine Marleau al posto delle magliette con il Che. Come cambia la nuova sinistra

25 Dicembre 2025

Capitaine Marleau. Una serie televisiva francese, trasmessa anche in Italia. La capitana della Gendarmeria, interpretata da Corinne Masiero, è di una antipatia assoluta. Priva di tatto, indifferente al dolore dei famigliari delle vittime, impegnata a ridere nei momenti tragici. Ovviamente risolve tutti i casi, ma non è il modello classico dell’eroina che lotta contro il crimine. Non è neppure bella e indossa perennemente, estate e inverno, un cappello da cacciatore che pare aver conosciuto giorni migliori per quanto riguarda la pulizia.

Eppure, tra le proposte per i regali di Natale, il suo ridicolo cappello è apparso dappertutto. Potrebbe persino diventare la risposta europea alla bandiera dei pirati dei manga giapponesi. La bandiera che è già stata fatta sventolare nei cortei di protesta della generazione Z, dall’Asia all’Africa ed anche in Europa. La bandiera dei giovani contro la corruzione delle istituzioni.  In teoria senza riferimenti di partito e di ideologia.

La capitana francese, invece, è dichiaratamente schierata. A sinistra, ovviamente. Tra pugni chiusi e riferimenti alla rivoluzione. E, non a caso, la serie tv trasmessa in Italia ha entusiasmato la gauche. Magari non quella radical chic, e neppure quella impegnata con l’onanismo intellettuale.

Dunque, riposte in soffitta le magliette con il ritratto del Che – anche perché, con l’avanzare  dell’età degli aspiranti rivoluzionari, si erano ristrette – ora potrebbero apparire i cappelli da cacciatore. Magari in versione raffinata per la gauche Ztl e in versione zozzona per la sinistra delle periferie. I prezzi non sono proprio alla portata di tutti, ma la rivoluzione non è un pranzo di gala, anche se costa altrettanto.

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