Il bisogno di un nuovo Sistema Torino e lo squallore dello show alla Fondazione Crt

24 Aprile 2024

Fare sistema. Creare una rete di intelligenze. È l’unico modo per riuscire a far qualcosa di utile in una città, in una regione, in uno stato. La ricetta è facile facile. Realizzarla lo è molto meno. Torino, negli anni in cui Enrico Salza aveva forze e salute, si era affidata al banchiere e imprenditore per costruire quel Sistema che aveva occupato ogni posto disponibile nella politica, nella cultura, nell’industria, nella finanza, nell’associazionismo. Un Sistema Torino capillare, in grado di determinare ogni minimo passo in città. Basato sulla cooptazione e sui premi – soprattutto in termini di poltrone – assegnati ai più fedeli.

Photo archivio Maria Infantino

Che non sempre, anzi quasi mai, erano i migliori. E la crisi della città è stata la prova del fallimento non di un metodo ma della sua applicazione. Perché il Sistema avrebbe permesso di cooptare i migliori, invece ha prevalso il senso di appartenenza ed anche il timore che eventuali “migliori” potessero far ombra ai tenutari della rete. Così si è andati avanti con i soliti nomi, le solite famiglie, le solite promozioni di inetti che non avrebbero potuto far carriera in altro modo.

Torino ha perso un ruolo nell’industria, nella formazione, nei servizi, nella cultura, nell’intrattenimento, nella politica.

A livello regionale la maggioranza è cambiata. E la rete si è indebolita nonostante la concordia istituzionale. Il Sistema è sempre più marginale a livello nazionale. E la spartizione dei posti ha portato allo scoperto la totale mancanza di persone qualificate da proporre per seggiole e poltrone. Non che manchino in città e in Piemonte. Ma, essendo qualificate, non fanno parte di un Sistema che sta offrendo uno spettacolo penoso – da accattoni estremamente esigenti – ai vertici della Fondazione Crt. Erano molto più signorili i mercati delle vacche nei paesini del Piemonte.

Quanto alla spartingaia nel settore culturale, è sufficiente scorrere i nomi degli artisti che si sono esibiti per celebrare i 10 anni del Mercato Centrale. Iniziativa privata, certo, ma benedetta da sindaco e presidente regionale. Comprensibile la soddisfazione del sindaco piddino, dal momento che lo spettacolo era perfetto per la Festa dell’Unità. Meno comprensibile quella del presidente espresso dal centrodestra. Ma il palco gauchista era la perfetta dimostrazione di un centrodestra che ignora la cultura e che fa rete esclusivamente con gli avversari.

 

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