Il caldo in città spingerà folle in montagna, e non solo per turismo. Ma la montagna non è pronta

11 Agosto 2026

Il cambiamento climatico è irreversibile, almeno nel medio periodo? E allora Alpi ed Appennini diventano il nuovo Eldorado italiano. Diventano? Beh, potrebbero diventarlo. Perché le prime reazioni sono improntate alla massima cialtroneria. Che fa rima con miopia. “Se non potete permettervi di venire in montagna, di pagare prezzi assurdi non solo per una abitazione ma anche per il latte e la carne, per un detersivo o una maglietta, allora restate a casa”.

Il caldo esagerato in città spingerebbe verso i monti, verso i paesi alle maggiori quote. Ma sono anche le località turistiche. Quelle con i prezzi più alti, sempre meno sostenibili. Però, ovviamente, la speculazione impedisce di pensare al futuro, ad eventuali cambiamenti: tantissimi, benedetti e subito. I soldi, ovviamente.

Se la montagna diventa un rifugio per chi vive in pianura, nelle città bollenti, allora deve essere strapagata. Si abbattono alberi nei paesi – “tanto i boschi intorno non mancano” – per far spazio al cemento. Si coprono di catrame i prati per ricavare parcheggi. Si ripetono, ma a costi maggiori, gli errori commessi in città.

E, soprattutto, si pensa che il futuro della montagna possa essere legato solo al turismo. Rigorosamente altospendente, possibilmente bassopensante, così paga senza protestare. Si ignora il cambiamento in atto nelle economie di pianura, la riduzione delle retribuzioni reali, la perdita di competitività europea rispetto alle economie asiatiche. Ma anche le conseguenze dell’aumento delle temperature in alta quota. O le conseguenze di un aumento improvviso della popolazione a causa del caldo. Difficile attrarre, in modo stabile, gli altospendenti quando mancano i servizi. Dai trasporti alla sanità, dalle iniziative culturali alle scuole superiori, dai divertimenti per i ragazzi ai negozi meno banali, dai servizi per la casa a quelli per la persona. Difficile attrarre professionisti di alto livello disposti a lavorare senza supporti indispensabili. E sono le intelligenze, le competenze, le professionalità a far crescere i territori.

Senza dimenticare che i villaggi in alta quota sono poco numerosi e il turismo in poche località non è sufficiente a reggere le economie di territori più vasti. Non a caso l’unica regione che, secondo le previsioni, potrebbe chiudere il 2026 con un calo del Pil è la Valle d’Aosta.

 

 

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