Parigi è nel caos. Non vi è più un governo. Bayrou ha tentato la carta estrema del voto della camera. Pur sapendo, lucidamente, che vi erano ben poche possibilità di salvare il suo governo.
La sentenza è stata impietosa. Oltre trecento voti contrari. Una débâcle senza precedenti.

La Francia non ha più, dunque, un governo. Un vuoto che, presto, si farà sentire.
Certo, il sistema transalpino è rigorosamente presidenzialista. E Macron ancora occupa l’Eliseo.
Tuttavia solo un cieco – e in Italia, purtroppo, ve ne sono molti – può non rendersi conto che la sconfitta del governo è un disastro senza precedenti per il Presidente.
Che, se avesse, un minimo di dignità, dovrebbe trarne le conclusioni. E dimettersi. Aprendo la strada alle elezioni.
Ma Macron la dignità non sa neppure cosa sia. E quindi cercherà, in ogni modo, di rimanere all’Eliseo. Incollato ad una poltrona che ha perso, ormai, ogni credibilità.
Facendo pagare a Bayrou colpe che, a ben vedere, non sono sue, bensì dell’ Eliseo. E del suo, inetto e asservito, inquilino.

Si, asservito. Perché Macron ha dimostrato, e continua a dimostrare con ogni suo atto, di essere al servizio non della Francia, bensì di interessi internazionali e di un sistema speculativo che sta sospingendo il suo paese – o meglio, il paese che dovrebbe essere suo – verso una crisi senza precedenti.
Una crisi interna. Con le famigerate banlieue ormai fuori di ogni controllo. Spesso governate da cosche malavitose, o, peggio, dagli Alfieri della sharia. E dove la polizia francese sembra ormai aver rinunciato a ogni intervento.
Parallelamente, la Francia, è ormai in rivolta. Dalle periferie a Parigi, i francesi manifestano in vario modo la loro rabbia.
Anzi, furia contro un Presidente che sentono, giustamente, come alieno. Addirittura al servizio di interessi estranei ed ostili.
E non va meglio sul piano internazionale.

Macron ha cercato di mantenere il controllo della Françafrique. Il sistema neocoloniale sfruttato ormai da molti decenni. Ed ha fallito miseramente. Il Burkina Faso ha iniziato la rivolta, subito seguito da altri paesi dell’area subsahariana.
Certo, Parigi tenta di recuperare quanto perduto. Facendo leva su quei paesi africani che, ancora, stentatamente controlla. E, soprattutto, su mercenari, anche italiani.
Tuttavia l’arrivo dei russi, e l’appoggio cinese a Traoré, lasciano ben pochi margini di manovra. E ancora meno speranze.
Poi la questione Ucraina.
Macron si è esposto nel sostenere il regine di Zelensky. Troppo. E continua a farlo. Pur senza alcuna, concreta, speranza. E, per di più, senza avere né l’appoggio dei francesi, né soprattutto i mezzi per sostenere il conflitto.
Si sta, anche qui, avvitando progressivamente in una sacca senza via d’uscita.
Per inettitudine personale conclamata.
E per compiacere i suoi padroni. Che saranno, per altro, i primi a scaricarlo quando divenuto completamente inutile.
Presto. Molto presto.