“Se tutto sembra possibile, allora più niente è reale”, affermano Miguel Benasayag e Gérard Schmit, filosofo e psicoanalista il primo, psichiatra dell’infanzia e della adolescenza il secondo. Dalla pratica psicoterapeutica, passando attraverso l’analisi delle relazioni familiari sociali, sono giunti ad una disincantata visione della contemporaneità.
Il futuro prospettato negli ultimi decenni dalla narrazione modernista e innovatrice si è concretizzato in un incubo dai contorni cupi e dalle prospettive lugubri. Ciò che è stato spacciato come miglioramento progressivo della vita dell’uomo e della realtà circostante ha perso ogni contatto con la natura e si è trasformato un incubo per l’intera umanità. Non c’è stata nessuna autentica liberazione dell’uomo – intesa come sviluppo della potenza spirituale e delle doti intellettive –, ma piuttosto uno sprigionamento delle forze infere contro ciò che è umano, contro l’uomo stesso: è, dal punto di vista simbolico, la perversione diventata norma, nel quadro psicoanalitico espresso da Melman.
La realtà, con i suoi limiti imposti dalla natura, con i suoi ordinamenti e le sue prescrizioni che gli antichi riassumevano nella formula “secondo misura”, viene lentamente scardinata e stravolta.
Una fantasia velenosa e letale si è diffusa nel mondo contemporaneo, quella di poter sovvertire la realtà attraverso un’operazione ipnotica di influenzamento delle coscienze e di obnubilamento cognitivo.
L’origine è già distante nel tempo, e parte dall’impoverimento del linguaggio denunciato da Pasolini, passa dall’approssimazione concettuale contestata da Calvino, per arrivare all’attuale sovversione dei segni e dei simboli.
Se si entra, poi, nelle questioni pratiche della quotidianità politica e sociale, allora è davanti agli occhi di chi vuole vedere la concretizzazione del pensiero paradossale di Orwell: guerre e invio di armi in nome della pace; azzeramento della scuola e dell’istruzione in nome della cultura; imposizione della censura e dell’intimidazione in nome della libertà. In pratica, si riescono ad assorbire due concetti opposti in un cortocircuito razionale, da ciò il delirio progressista.
L’ideologia gender è quella che rende meglio questa deriva psicotica della società condotta con estrema spregiudicatezza politica.
La natura è liberticida, perciò tutto dev’essere artificiale e contraffatto in base alle credenze personali e alle pulsioni più disparate. Quindi, è compito dell’ingegneria sociale concretizzare le voglie individuali, usufruendo del supporto degli intellettuali, dei comunicatori, dei propagandisti della diversità.
È intollerabile la normalità intesa come due sessi – maschile e femminile. Perché la normalità non esiste e ogni limitazione è lesiva della personale onnipotenza.
E per i resistenti all’ipnosi omologante? La psichiatrizzazione con l’introduzione delle fobie; l’emarginazione con il metodo della derisione; la criminalizzazione con la denuncia penale; il licenziamento dal contesto lavorativo.
Nel ’68 gli attuali compagni progressisti gridavano che una risata seppellirà il potere. Ne prendiamo atto e lo confermiamo con una battuta uscita sui social. Uno domanda: c’è il ginecologo e l’andrologo, e quelli degli altri settanta sessi previsti chi li visita? Quelli sono in carico allo psichiatra!

