Il destino tedesco

24 Settembre 2024

 

 

Dunque… Di misura, e misura stretta, l’SPD vince in Brandeburgo. Salvando la faccia di Scholz, il Cancelliere, che proprio da quel Land proviene. Una vittoria dovuta soprattutto a due fattori. La personalità di Woidke, il governatore social-democratico, che regge la regione da oltre dodici anni. E che gode di stima e fiducia generale. Governatore che ha gettato tutto il suo peso nell’agone, giocandosi il tutto per tutto.

 

E poi il fatto che gli altri partiti tradizionali sono stati dissanguati. I Verdi addirittura spariti. Come se un certo elettorato si fosse polarizzato sul, tradizionale, SPD, per evitare l’ascesa della Alternative für Deutschland. Data in costante crescita in tutti i sondaggi, e già trionfante in Sassonia e Turingia.

 

Risultato ottenuto, però di stretta misura. E che non sembra consentire al partito socialdemocratico di mantenere il governo del Land. Di fatto creando una situazione di confusione generale.

 

Tuttavia questo non ha impedito ai grandi Media, tedeschi e internazionali, di inneggiare alla vittoria dei governativi. Con accenti, a dire il vero, eccessivi, che rivelano la grande paura scampata appena per un soffio. La paura che anche in Brandeburgo si affermasse l’AfD.

 

Al di là, però, dei problemi di governabilità per il Land – da sempre roccaforte socialdemocratica – il risultato elettorale è spia di un, crescente, malessere della società tedesca.

L’AfD, politicamente isolato dalla convenzione “democratica”, avrebbe, comunque, ben poche possibilità di governare. Tuttavia, il fatto che attiri masse crescenti di votanti, trionfando in Sassonia e Turingia e sfiorando di poco la vittoria anche in Brandeburgo, ci dice una cosa ben precisa.

 

Il malessere della Germania è cosa profonda. Ed è strettamente connesso alla politica nei confronti della Russia che, obtorto collo, Berlino ha dovuto porre in atto.

Di fatto danneggiando, e gravemente, se stessa.

 

Infatti, la Germania ha, sostanzialmente, perduto quel ruolo di Hub distributore del gas russo che aveva garantito, per decenni, la sua crescita. E il suo primato nella UE.

E si trova, ora, costretta ad importare gas dagli Stati Uniti, con dei contratti capestro che la stanno strangolando.

 

Di qui una crisi profonda. Non solo economica, come per altro risulta ogni giorno più palese, ma anche, e forse soprattutto, politica.

E, ovviamente, il conseguente malessere della popolazione. Più palese all’Est, dove crescente è la disoccupazione ed il disagio sociale.

Presto, però, destinato, tale malessere, a diffondersi anche nel ben più opulento ovest. E nella stessa, ricca, Baviera. Dove si cominciano a sentire gli effetti e soprattutto i contraccolpi di una politica di netta contrapposizione alla Russia.

 

Politica che la Germania aveva sempre evitato. Anche, anzi soprattutto nella lunga stagione della Guerra Fredda. Quando uomini come Brandt e Kôhl avevano saputo abilmente giostrarsi fra i due blocchi contrapposti. Restando nella NATO, certo, ma mantenendo buone relazioni con l’URSS.

 

Altri tempi, e, soprattutto, altri uomini. Il declino della potenza economica tedesca, dopo la stagione chiaroscurale di Angela Merkel, è ormai palese. E deriva, in gran parte, dalla insipienza di classi dirigenti incapaci della minima autonomia rispetto ai diktat di Washington.

 

Un declino tedesco, certo. Ma che è destinato a segnare in negativo e pesantemente, il futuro di tutta l’Europa Occidentale.

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