Il disastro dei corpi intermedi terrorizzati dall’intelligenza

1 Ottobre 2024

CNA: gli artigiani rischiano la scomparsa. Ascom Confcommercio: i negozianti rischiano la chiusura. Cambiano le associazioni, cambiano i corpi intermedi, ma il piagnisteo è sempre lo stesso. Magari anche motivato, benché a frignare siano persino i balneari che si lamentano del calo della clientela dopo aver imposto tariffe assurde.

Però, a torto o a ragione, i corpi intermedi non riescono ad andare al di là delle costante richiesta di denaro pubblico, di agevolazioni, di favori, di sostegni sempre a carico dei contribuenti. Idee? Non pervenute. Troppo faticoso lavorare per individuare un’alternativa alla mammella statale. Troppo costoso mantenere una struttura interna che analizzi la realtà e provi ad individuare percorsi nuovi. Troppo impegnativo individuare una struttura esterna a cui rivolgersi per ottenere i medesimi risultati spendendo meno.

Proprio non si vuole spendere. Perché c’è il rischio che qualcuno suggerisca di investire per migliorare la propria competitività. Che qualcun altro ipotizzi di esplorare nuovi mercati in aggiunta, o in alternativa, a quelli soliti che si stanno restringendo. Ma, soprattutto, c’è il rischio che qualcuno ricordi ai vertici delle associazioni che i corpi intermedi non sono nati solo per battere cassa. Che dovrebbero fornire idee, progetti, consigli. Proprio come dovrebbe fare il CNEL, trasformato in ente inutile per cronica mancanza di idee.

D’altronde chi dovrebbe proporle? I rappresentanti delle categorie e delle professioni che, nelle rispettive attività, non riescono a pensare a null’altro che alla richiesta di elemosina e favori? I rappresentanti sindacali che non hanno una visione del mondo e dell’Italia che vada al di là della rivendicazione spicciola? Gli economisti esperti, che sono esperti solo di previsioni sbagliate e di proposte dannose?

Se la produzione industriale italiana è in calo da mesi, se il Pil è stagnante intorno al misero 1%, se cresce il lavoro povero, allora significa che la classe dirigente non funziona e dovrebbe andare a casa.

Ma ci sono alternative? Poche, ci sono ma sono rare. L’Usarci che cerca di individuare un nuovo ruolo per il futuro degli agenti di commercio. L’Ugl che tenta la strada della cultura per restituire al sindacato una funzione più “alta” e credibile. Qualche associazione economica locale sparsa sul territorio e convinta che proporre sia meglio che frignare con il cappello in mano. E, soprattutto, ci sono centri studi, fondazioni, associazioni culturali, think tank in grado di analizzare ed elaborare. A dimostrazione che le intelligenze e le competenze esistono ancora. E che la maggior colpa dei corpi intermedi è di rifiutare tutto ciò per paura dell’intelligenza.

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