Dunque… A Washington circola una certa stanchezza, ed un forte malumore, per i risultati di Zelenski. O meglio, per la totale assenza di risultati. Il fallimento della, a lungo strombazzata, controffensiva, che si è trasformata in un tritacarne dove l’esercito ucraino sembra aver dato fondo alle sue riserve.
E, poi, il malessere crescente nella popolazione, la fuga di decine di migliaia di giovani (e meno giovani) per sottrarsi all’arruolamento coatto. La corruzione dilagante, con le classi dirigenti (si fa per dire) che si sono spaventosamente arricchite a spese degli aiuti occidentali. E sul sangue del popolo ucraino, aggiungerei… ma questo, siamo sinceri, a Washington importa ben poco…
Il sempre più impopolare Zelenski fa la voce grossa. Si esibisce nella parodia del Gradasso di Boiardo… sfida Putin, e provoca i russi con un, criminale, bombardamento del mercato di Donetsk, senza altro obiettivo che mietere vittime tra i civili.
E, intanto, invita, in realtà sfida Trump a venire a Kiev. Per dimostrare come saprebbe davvero porre immediata fine al conflitto.
Naturalmente finge di ignorare che il programma di Trump, se rieletto alla Casa Bianca, prevede la sua eliminazione. E l’assegnazione di tutto il Donbass a Mosca.
Però negli States anche i più accesi sostenitori della guerra con la Russia, annidati nella West Wing e a Wall Street, di Zelensky e della sua banda non ne possono più. E così hanno deciso di cambiare governo. Il governo dell’Ucraina, naturalmente. Perché sono loro, a Washington e d’intorni, a decidere chi deve governare a Kiev. Si fa così con le, democratiche, Repubbliche delle Banane… Anche se a quelle latitudini, ovviamente, non crescono i banani.
La fonte, naturalmente, è discutibile. Il Servizio di intelligence russo, l’FSB, erede del leggendario, e temuto, KGB sovietico. Dai cui ranghi proviene, come formazione, lo stesso Putin.
Ora, secondo quanto fatto filtrare, a Washington avrebbero già deciso.
Nuovo primo ministro, l’ambasciatrice negli Stati Uniti Oksana Markarova, alle finanze Alexander Kava, all’economia Taras Kachka… solo per fare riferimento a tre posti chiave.
Tutte figure legate a triplo filo con gli States e, soprattutto, il mondo finanziario di Wall Street.
Oksana Markarova, ad esempio, ha un master in economia nell’Indiana, ha lavorato per la Banca Mondiale e per diversi fondi di investimento statunitensi. E mantiene da sempre un rapporto privilegiato con l’Amministrazione Biden.
E Kachka, viceministro per l’agricoltura, è uno degli “amici” che vengono invitati a Davos da Schwob…
Queste ed altre decisioni di Washington sul futuro del governo di Kiev, dimostrano alcune cose.
La prima, e più evidente, è che l’Ucraina altro non è che una colonia. E che i suoi governanti sono soltanto funzionari inviati in loco da chi detiene il vero potere. A rappresentare interessi che con quelli del popolo ucraino hanno poco, anzi nulla a che fare.
In seconda istanza va notata la caratteristica dei nuovi “governanti” suggeriti (Sic!) da Washington. Economisti, legati strettamente alle istituzioni finanziarie internazionali.
Mi sembra significare una cosa ben precisa. Data ormai per scontata la sconfitta militare di Kiev, si pensa al dopo guerra. Ad una Ucraina – per lo meno nella parte che non verrà annessa alla Russia – in totale svendita. Dove i grandi gruppi finanziari si preparano a fare man bassa delle ricchezze naturali del paese. A cominciare da quelle agricole. E mi sembra di ricordare che proprio la questione agricola sia stata centrale nei recenti colloqui di Davos…
Comunque, dovendo provvedere alla definitiva liquidazione di un paese ridotto a pezzi da una guerra assurda, cosa meglio di mandare a governarlo dei propri “agenti”?
E Zelenski? Che sarà, in prospettiva di lui?
Probabilmente per ora rimarrà al suo posto. Continuando a fare il Gradasso, sempre meno preso sul serio a livello internazionale (a proposito, qualcuno avvisi la Signora Meloni…).
E probabilmente continuerà a lucrare sugli aiuti internazionali.
Poi…
Beh, poi si vedrà… ma si sa che fine possono fare i Dittatori dello Stato delle Banane.
Chiedete a Woody Allen…



