Il fantasma del Sol Levante

15 Agosto 2026

Shinzo Abe ci aveva provato.

Il suo, rinnovato, nazionalismo nipponico lo aveva spinto a cercare di instaurare nuovi rapporti con Mosca. Distaccandosi, per quanto possibile, dalla pesante tutela statunitense.

 

Tutela che è, a tutti gli effetti, una occupazione militare, che perdura dal 1945. Un tempo lunghissimo, che ha visto quello che era l’Impero del Sol Levante ridotto ad una colonia militarmente occupata e presidiata.

Perché questo, e non altro, è il Giappone dalla fine della II Guerra Mondiale.

Una colonia americana. Un territorio di occupazione a sovranità molto, davvero molto limitata.

 

Abe lo sapeva. E cercò di ricavarsi degli spazi di, crescente, autonomia nella politica estera.

 

Forte della grande crescita economica del Giappone, durante il suo governo, dal 2012 al 2020 (ma con un primo, breve, mandato nel 2006/2007) ha cercato di costruire una politica estera sempre più autonoma, dialogando, anche, con Mosca.

 

Abe si rendeva perfettamente conto che la rivendicazione delle Curili, oggi saltata nuovamente fuori con il premierato della Signora Sanae Takaichi, avrebbe creato un problema insormontabile con il Cremlino. Che considera quegli isolotti essenziali come canale di difesa marittima e per il transito dei suoi sommergibili.

 

Aveva, però, un altro obiettivo. Dichiarato. Sganciare, progressivamente, il suo Giappone dalla, pesante, “tutela” statunitense.

E per questo dialogava anche con Mosca. E le Curili non rivestivano più alcuna importanza.

Fu assassinato. Mentre teneva un comizio elettorale, venne ucciso da un estremista di destra.

 

Tuttavia mi sembra lecito albergare più di qualche dubbio sull’accaduto. Che ha prodotto l’effetto di stroncare le ambizioni di indipendenza del Giappone da Washington.

 

Oggi, a Tokyo, c’è nuovamente un governo dichiaratamente di destra. Che, però, va in aperta collisione con la Mosca di Putin.

Rivendica le Curili, certo, e al contempo aderisce alle sanzioni anti-russe.

 

Nazionalista, ma nazionalista a senso unico.

Di fatto, completamente organico, anzi prono, agli ordini che giungono da Washington.

 

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