Il fantasma della Tregua

1 Dicembre 2024

 

 

Vi è un fantasma che aleggia sul Medio Oriente. E, per estensione, su tutta la politica internazionale.

È il fantasma della Tregua, che l’Amministrazione Biden vanta come un suo, estremo, successo. E del quale sembra volersi fare bello anche il francese Macron.

 

Parlo del Libano, ovviamente. E della Tregua che la mediazione statunitense avrebbe indotto. Tregua tra Israele da un lato, libanesi, soprattutto Hezbollah, dall’altro.

Ma, appunto, si tratta di un fantasma.

Perché, di tale Tregua, sia Israele che Hezbollah se ne fanno un, canonico, baffo. Ovvero la prendono per quella che è. Un’operazione di facciata, voluta da Washington e satelliti, ma che poco o nulla incide sulla realtà dei fatti.

 

E la realtà dei fatti è spietata. La guerra fra Israele ed Hezbollah non conosce, né può conoscere, alcuna Tregua. Basta guardare, spassionatamente, ai fatti. Entrambe le parti rivendicano il diritto di azioni militari, con la scusa – che è solo coltre di nebbia, e ben poco credibile – di “eccezioni” che sfuggono all’accordo, formale, stabilito da Washington.

 

In poche parole, il governo di Netanyahu vuole annientare Hezbollah. E questa non solo lo sa bene, ma rilancia puntando decisamente alla guerra, santa o meno, contro il nemico israeliano. Considerato propaggine, avamposto dell’odiato Occidente.

È, dunque, guerra. Ed entrambe le parti, inconciliabili, lo sanno bene. Un rallentamento nelle operazioni militari – che in queste ore vi è pur stato – serve solo ad entrambi per riprendere fiato.

Ed entrambi sono perfettamente coscienti di un fatto. Che la guerra continua. Perché non vi è alcuna ragione che li possa indurre alla pace.

 

Ed è questo il vero nocciolo del problema. Tanto Netanyahu che Hezbollah mirano all’annientamento dell’avversario. In tempi più brevi, ovviamente, Israele. Medio lunghi l’organizzazione sciita. Ma non è, ovviamente, questione di tempi, bensì di obiettivi.

 

Una Tregua che preluda alla pace, come enfatizzato dall’Amministrazione Biden, sarebbe possibile solo tra nemici con obiettivi limitati. Rivendicazioni territoriali, soprattutto. Non tra due contendenti che non accettano, semplicemente, l’esistenza l’uno dell’altro.

 

In un caso come questo, la, cosiddetta, Tregua rappresenta solo un rallentamento delle operazioni militari, non la loro sospensione.

Rallentamento evidentemente necessario per entrambi.

Hezbollah deve, infatti, riorganizzarsi, ora che sembra aver trovato una nuova leadership. E riprendere forza in Libano, contrastando i tentativi del governo, fantoccio, di Beirut di ottenere un qualche controllo del paese.

 

E Israele deve, dal punto di vista militare, raccogliere le forze in vista di un attacco in profondità. Soprattutto tenendo conto che sta continuando ad agire con estrema decisione nella Striscia di Gaza, per neutralizzare la forza residua di Hamas. E, più in generale, per eliminare, o almeno ridurre drasticamente, la presenza dei palestinesi. Prima di trasferire nuove colonie fortificate nel territorio. Ed occuparsi della Cisgiordania.

 

Facile, anche se triste, immaginare che la guerra in Libano riprenderà presto. Probabilmente già prima di Natale.

E sarà come è sempre stata. Una guerra senza possibilità di Tregua. Volta all’annientamento dell’avversario.

 

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