La Terza guerra mondiale? No, quella scatenata dal criminale Netanyahu non è una guerra mondiale e neppure un attacco contro un inesistente “asse del male”. Ma appare sempre più come una guerra preventiva, per conto di interessi diversi, contro Pechino. Un ulteriore attacco contro l’Iran rappresenterebbe infatti una offensiva contro gli interessi cinesi, legati a Teheran e non solo per gas e petrolio.
L’Iran è uno snodo fondamentale per la Via della Seta. Ma è anche fondamentale per i traffici commerciali indiani che, non a caso, puntano su un grande sviluppo di un porto iraniano, tanto da provocare la minaccia delle immancabili sanzioni statunitensi.
Dunque Tel Aviv diventa la punta di attacco dell’Occidente collettivo contro il Sud globale. Che si sta dimostrando troppo arretrato tecnologicamente e troppo diviso politicamente per contrastare un Occidente che difende i propri privilegi ed il proprio diritto al doppiopesismo. Si possono sterminare intere popolazioni, massacrare donne e bambini, provocare milioni di profughi, distruggere città e paesi e poi andare a frignare perché qualcuno osa protestare.
Certo, c’è il rischio di provocare la rabbia di miliardi di persone. Che non sono in grado di reagire concretamente. Perché, se ci fosse la capacità di reazione, il fattore C avrebbe approfittato della situazione. Attaccando e occupando Taiwan mentre gli Usa sono occupati a proteggere Israele.
Invece tutti sono rimasti a guardare. Fermi, immobili, incapaci di assumere un ruolo da guida. Anzi, i Brics allargati hanno evidenziato profondi limiti anche politici, con l’incapacità di raggiungere un accordo per la rappresentanza dell’Africa all’ONU. Una realtà che rischia di mettere in crisi il vertice di fine mese a Kazan, in Russia.
Il fattore C nella guerra di sterminio di Netanyahu
La Terza guerra mondiale? No, quella scatenata dal criminale Netanyahu non è una guerra mondiale e neppure un attacco contro un inesistente “asse del male”. Ma appare sempre più come una guerra preventiva, per conto di interessi diversi, contro Pechino. Un ulteriore attacco contro l’Iran rappresenterebbe infatti una offensiva contro gli interessi cinesi, legati a Teheran e non solo per gas e petrolio.
L’Iran è uno snodo fondamentale per la Via della Seta. Ma è anche fondamentale per i traffici commerciali indiani che, non a caso, puntano su un grande sviluppo di un porto iraniano, tanto da provocare la minaccia delle immancabili sanzioni statunitensi.
Dunque Tel Aviv diventa la punta di attacco dell’Occidente collettivo contro il Sud globale. Che si sta dimostrando troppo arretrato tecnologicamente e troppo diviso politicamente per contrastare un Occidente che difende i propri privilegi ed il proprio diritto al doppiopesismo. Si possono sterminare intere popolazioni, massacrare donne e bambini, provocare milioni di profughi, distruggere città e paesi e poi andare a frignare perché qualcuno osa protestare.
Certo, c’è il rischio di provocare la rabbia di miliardi di persone. Che non sono in grado di reagire concretamente. Perché, se ci fosse la capacità di reazione, il fattore C avrebbe approfittato della situazione. Attaccando e occupando Taiwan mentre gli Usa sono occupati a proteggere Israele.
Invece tutti sono rimasti a guardare. Fermi, immobili, incapaci di assumere un ruolo da guida. Anzi, i Brics allargati hanno evidenziato profondi limiti anche politici, con l’incapacità di raggiungere un accordo per la rappresentanza dell’Africa all’ONU. Una realtà che rischia di mettere in crisi il vertice di fine mese a Kazan, in Russia.
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