Antipatici, questi signori del Fondo monetario internazionale. Solo perché un governo, quello italiano, è al servizio di Biden, di Netanyahu, di Ursula, di Christine e di ogni potere forte dell’Occidente collettivo, si sentono in diritto di fornire consigli all’esecutivo di Roma. Consigli accompagnati, per di più, da alcuni dati che contraddicono le dichiarazioni ottimistiche di Tg5 e TeleMeloni.
Si può partire proprio dai dati del Fmi: Pil italiano in crescita dello 0,7% quest’anno e sempre dello 0,7% nel 2025. Mentre nei giorni scorsi i famigli di lady Garbatella avevano esultato per una crescita ipotizzata dello 0,9% nel 2024 e dell’1,1% il prossimo anno. Anche fossero confermati i dati meloniani, significherebbe una stagnazione incompatibile con la riduzione del debito pubblico. Ma questo i vari Messina, Malan & C non lo sanno o fingono di non saperlo.
Va beh, saranno due anni difficili, ma poi… Ma poi arriva il Fondo monetario internazionale e spiega che dopo andrà peggio. Perché finiranno gli effetti positivi del Pnrr ed inizieranno le difficoltà per pagare l’enorme montagna di debiti accumulati. E se in alcuni casi i finanziamenti sono stati utilizzati per investimenti reali, troppe volte i fondi del Pnrr sono finiti nella costruzione di nuove rotonde stradali, nella pavimentazione delle piazze ed in altre amenità che non producono ricchezza da distribuire.
E allora che fare? Non ci si può certo affidare alla mancanza di idee di Urso e compagnia. Dunque le indicazioni arrivano dal Fmi. In primis eliminare le mance legate al taglio del cuneo fiscale per le fasce più povere: costa molto e non crea ricchezza. Dopodiché evitare i prepensionamenti. Anche in questo caso i costi sono eccessivi ma, soprattutto, i padroni reali del governo italiano vogliono che l’età della pensione sia innalzata ulteriormente.
Ma il vero problema è legato alla scarsa produttività italiana. In Italia si lavorano più ore rispetto agli altri Paesi europei ed occidentali, ma la produttività è inferiore. Inevitabile, visto che gli imprenditori italiani non investono né in macchinari né sulla qualità dei dipendenti. E si rifugiano dietro il falso alibi, che è una vera menzogna, del costo del lavoro eccessivo. Falso: il costo orario italiano lordo, dunque con tasse e contributi vari, è pari a poco più della metà rispetto a quello olandese. Così come sono più basse le retribuzioni nette anche rispetto a Francia e Germania.
Così quando il Fondo monetario internazionale “invita” l’Italia a fare molto di più per la formazione dei lavoratori e per puntare su mansioni più qualificate, si scontra con una realtà di lavoro povero che spinge i giovani ad emigrare anche solo al di là delle Alpi per svolgere il proprio lavoro in condizioni nettamente migliori.
Il Fmi smentisce l’ottimismo meloniano e chiede nuovi sacrifici all’Italia
Antipatici, questi signori del Fondo monetario internazionale. Solo perché un governo, quello italiano, è al servizio di Biden, di Netanyahu, di Ursula, di Christine e di ogni potere forte dell’Occidente collettivo, si sentono in diritto di fornire consigli all’esecutivo di Roma. Consigli accompagnati, per di più, da alcuni dati che contraddicono le dichiarazioni ottimistiche di Tg5 e TeleMeloni.
Si può partire proprio dai dati del Fmi: Pil italiano in crescita dello 0,7% quest’anno e sempre dello 0,7% nel 2025. Mentre nei giorni scorsi i famigli di lady Garbatella avevano esultato per una crescita ipotizzata dello 0,9% nel 2024 e dell’1,1% il prossimo anno. Anche fossero confermati i dati meloniani, significherebbe una stagnazione incompatibile con la riduzione del debito pubblico. Ma questo i vari Messina, Malan & C non lo sanno o fingono di non saperlo.
Va beh, saranno due anni difficili, ma poi… Ma poi arriva il Fondo monetario internazionale e spiega che dopo andrà peggio. Perché finiranno gli effetti positivi del Pnrr ed inizieranno le difficoltà per pagare l’enorme montagna di debiti accumulati. E se in alcuni casi i finanziamenti sono stati utilizzati per investimenti reali, troppe volte i fondi del Pnrr sono finiti nella costruzione di nuove rotonde stradali, nella pavimentazione delle piazze ed in altre amenità che non producono ricchezza da distribuire.
E allora che fare? Non ci si può certo affidare alla mancanza di idee di Urso e compagnia. Dunque le indicazioni arrivano dal Fmi. In primis eliminare le mance legate al taglio del cuneo fiscale per le fasce più povere: costa molto e non crea ricchezza. Dopodiché evitare i prepensionamenti. Anche in questo caso i costi sono eccessivi ma, soprattutto, i padroni reali del governo italiano vogliono che l’età della pensione sia innalzata ulteriormente.
Ma il vero problema è legato alla scarsa produttività italiana. In Italia si lavorano più ore rispetto agli altri Paesi europei ed occidentali, ma la produttività è inferiore. Inevitabile, visto che gli imprenditori italiani non investono né in macchinari né sulla qualità dei dipendenti. E si rifugiano dietro il falso alibi, che è una vera menzogna, del costo del lavoro eccessivo. Falso: il costo orario italiano lordo, dunque con tasse e contributi vari, è pari a poco più della metà rispetto a quello olandese. Così come sono più basse le retribuzioni nette anche rispetto a Francia e Germania.
Così quando il Fondo monetario internazionale “invita” l’Italia a fare molto di più per la formazione dei lavoratori e per puntare su mansioni più qualificate, si scontra con una realtà di lavoro povero che spinge i giovani ad emigrare anche solo al di là delle Alpi per svolgere il proprio lavoro in condizioni nettamente migliori.
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