Il futuro di Hezbollah

13 Ottobre 2024

 

 

Hashem Safieddine, per brevissimo tempo successore di Nasrhallah alla testa di Hezbollah, sarebbe morto. Il condizionale è d’obbligo solo perché l’Esercito israeliano non conferma ancora la notizia, pur data ufficialmente da Netanyahu.  Ma è solo prudenza e, probabilmente, questione di ore.

 

Quello che è certo, è che l’offensiva israeliana in Libano continua. Anzi, si intensifica. E non è più, ormai, solo un’operazione a distanza, con l’uso, massiccio, dell’aviazione. Perché le unità militari israeliane sono ornai entrate, in profondità, nel sud del Libano. Incontrando, ieri, a quanto sembra una dura resistenza. Al punto che quelle giunte nei pressi di una base UNIFIL, dove vi sono anche truppe italiane, sarebbero state respinte da un contrattacco degli sciiti. Che anche senza Nasrhallah e, probabilmente, Safieddine, sembrano ancora ben decisi, e soprattutto in grado di combattere difendendo il loro territorio.

La superiorità militare di Israele è, certo, indiscutibile. E, soprattutto, il suo controllo dei cieli, che gli permette di martellare il sud di Beirut, considerata la base politica ed operativa di Hezbollah.

Tuttavia questa superiorità, e questo attacco martellante, non è evidentemente, risultato sufficiente ad annientare l’organizzazione sciita. Che continua a dimostrarsi vitale e, soprattutto, ben strutturata. Confermando le preoccupazioni della vigilia dei comandi militari israeliani.

 

Di fatto, Israele si trova costretta ad entrare in forze nel Libano meridionale. Per annientare la resistenza di Hezbollah, ma, così, esponendosi a dei forti rischi. Infatti, l’intelligence israeliana ha sempre messo in guardia il governo di Netanyahu sul fatto che Hezbollah rappresenta, sotto il profilo militare, la forza meglio strutturata, armata ed organizzata di tutto il limitrofo mondo arabo.

 

E Hezbollah sta, nonostante tutto, reagendo. Lanciando centinaia di missili su Haifa e, soprattutto, opponendo una dura e organizzata resistenza all’ingresso dell’esercito israeliano in Libano.

Questo nonostante il momento, indubbiamente difficile, di assenza di una chiara leadership. Tant’è che a parlare è rimasto, ormai, solo Naim Qassem, considerato, da sempre, figura scialba e secondaria.

 

Tuttavia, se l’affondo israeliano non raggiungerà, in breve tempo, i risultati voluti, è pressocché inevitabile che dalle fila di Hezbollah emerga una nuova leadership forte. E, sicuramente, più giovane, come già si intravede da alcuni segnali. Non ultimo il fatto che la resistenza del movimento continui con dura pervicacia, nonostante l’eliminazione dei suoi leader.

 

Certamente, però, alcuni risultati sono stati conseguiti dall’attacco israeliano. L’impressione è che Hezbollah abbia preso coscienza di aver perso terreno, e per questo cerchi appoggio in Amal, l’altro movimento Sciita libanese, fino ad oggi trattato con sufficienza. E sostanzialmente emarginato. Ma, appunto, Amal è legato al governo di Beirut. Governo fragile, privo di peso, certo…ma che può tornare utile ad Hezbollah in questo momento.

E questo implica, però, una presa di distanza da Hamas e da quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza. Causa, a suo tempo pienamente sposata da Nasrhallah, ma oggi troppo difficile da sostenere per una Hezbollah costretta sulla difensiva.

 

E naturalmente, dietro si staglia Tehran.

Gli ayatollah devono aver probabilmente deciso che quella di Gaza è una guerra già perduta. E, poi, va tenuto conto che Hamas, per quanto alleato, è un movimento fondamentalista sunnita. Non parte, quindi, dell’Orbe sciita di cui l’Iran ha la guida e il, sostanziale, comando.

Condividi

Trending posts

Leggi anche