Il gatto e il topo

31 Luglio 2026

 

I bombardamenti russi sull’Ucraina si vanno intensificando. Ovunque. Ormai non solo nel Donbas e regioni limitrofe. È Kiev stessa ad essere costantemente sotto attacco di missili e droni, che, per altro, non risparmiano neppure regioni più lontane. Colpendo anche le province meridionali e occidentali.

D’altro canto Putin ha parlato chiaro. Nel suo discorso ai cadetti della Marina a San Pietroburgo, ha, di fatto, rivolto la parola agli occidentali. Soprattutto ai membri europei della NATO, che sembrano non voler capire.

 

Gli accordi di Anchorage potevano rappresentare una buona base per pacificare la situazione. Ma i paesi europei li hanno boicottati e resi inutili. Sfruttando anche l’ambiguità di Washington.

 

Washington che continua a fare il pesce in barile. Trump sa bene che l’Ucraina è una causa persa, e se ne è chiamato fuori. Ma in modo ambiguo, continuando a vendere armi agli europei, che, poi, le girano a Zelensky.

 

Questione di cassa, certo. Ma anche strategia di continuare a tenere impegnato Putin, e lontano dal Golfo Persico.

 

Per altro Zelensky sta facendo di tutto per dilatare sino al Golfo il conflitto con la Russia. Attacca navi commerciali iraniane. Minaccia.

 

La risposta di Tehran, per ora, è frenata dalla Russia, che non vuole un dilatarsi dello scenario bellico.

Ma, appunto, per ora…

Intanto, come dicevo, li Zar Vlad ha parlato molto chiaro.

La questione Ucraina va chiusa. Rapidamente e in chiave militare.

Ciò significa, semplicemente, che nei disegni del Cremlino l’Ucraina come stato non esisterà più.

O meglio, tornerà a non esistere. Ad essere una mera terra di confine col mondo polacco/tedesco.

 

Quando? Questo è più difficile dirlo, visto che la strategia russa è sempre lenta.

Demolisce completamente l’avversario, ne annichilisce l’esercito, ne annienta le difese.

Niente blitz. Nessuna guerra lampo. Non rientrano nella tradizione, né nella forma mentis, di Mosca.

 

Però i segnali sono chiari. L’attacco si va intensificando. Zelensky, nonostante l’arroganza, è nel panico. Forse già in fuga.

Gli europei sembrano un pugile suonato. Che attende solo il suono del gong.

 

E Putin è tornato a sorridere. Con quel sorriso sornione, da gatto che sta per mangiarsi il sorcio.

 

 

 

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