I Paesi dell’Unione Europea attaccano Pechino.
Si tratta, naturalmente, solo di un attacco verbale, epperò di notevole importanza. Di peso, e destinato ancor più a pesare nei prossimi tempi.
In un recentissimo documento, la UE ha infatti puntato il dito contro la Cina. Accusandola di comportamento non solo scorretto, ma gravemente deleterio per l’ordine mondiale.
Ovviamente per l’Ordine mondiale che piace, o meglio piacerebbe, ai Soloni dei governi europei.
Un ordine fondato sulla centralità dell’Occidente, a guida statunitense, e al quale tutti gli altri devono sottostare. Volenti o nolenti.
La cosa potrebbe venire liquidata solo con un’alzata di spalle. Al massimo con una risata.
Tuttavia è la spia di allarme di un atteggiamento estremamente grave.
L’Unione Europea, o più esattamente i paesi che, bene o male, la compongono, dipendono pesantemente dalle importazioni dalla Cina.
Che fornisce i nostri mercati di importanti materie prime, nonché di qualsivoglia tipo di manufatti. Dall’elettronica di precisione ai semiconduttori e conduttori necessari alle nostre industrie.
In sostanza, dipendiamo notevolmente dal commercio col gigante cinese. E chi crede che questo sia rappresentato soltanto dal bazaar da quattro soldi dietro l’angolo di casa, si faccia un giro in un negozio di elettronica. Uno grande. E vada a leggersi da dove provengono i vari prodotti. In piccolo, sulle etichette.
E, badate bene, sarà ancora una visione parziale. Ed estremamente limitata.
Va, inoltre, ricordato che l’atteggiamento cinese nelle grandi controversie internazionali è praticamente sempre di mediazione diplomatica.
Certo, Pechino non nutre alcuna simpatia nei confronti di Washington, a causa dell’aggressività congenita alla politica statunitense. Divenuta drammaticamente ancora più palese con Trump.
E, parimenti, l’aristocrazia rossa cinese guarda a Mosca, che è un importantissimo fornitore di materie prime, soprattutto gas e petrolio, essenziali per la sua economia.
Nonché un partner con cui cercare un’intesa sui nuovi equilibri mondiali.
Tuttavia l’obiettivo di Pechino non è una espansione territoriale. La Cina, storicamente, è un gigante che riposa entro i suoi confini. Controllando attentamente ciò che avviene nel resto del mondo, ma evitando, ove possibile, un coinvolgimento diretto.
Naturalmente non fa testo Taiwan. Che per il governo di Pechino è territorio nazionale, solo momentaneamente fuori dal suo controllo.
Dunque, la Cina cerca di estendere i suoi commerci e la sua influenza evitando conflitti. Come si può vedere, per esempio, in Africa.
Questo, però, non significa in alcun modo che abbia paura dei conflitti. Sia economici sia, inevitabilmente, bellici.
Tant’è vero che la sua, poderosa, macchina bellica è in continua crescita. E si sta preparando allo scontro frontale con Washington per il controllo del Mar Cinese e del Mar Giallo.
Scontro che gli altri comandi cinesi ritengono, prima o poi, ineludibile.
Ora è evidente che questo attacco verbale, al momento, dell’Unione Europea non potrà restare senza risposta.
Le prime reazioni, estremamente secche, sono venute da funzionari non di primo livello del Ministero degli Esteri cinese.
Ma si tratta, solo, di un primo segnale.
Xi Jinping deve ancora parlare. E, intanto, le nubi di tempesta si addensano sopra l’Europa.
Un’Europa guidata da pseudo élite cieche. E prive di senso della realtà.



