Ora servono i numeri, quelli veri. Non basta più il Manlio Messina di turno che va in TV a dire che tutto va bene, che gli italiani sono sempre più ricchi, che il governo Meloni ha creato il mondo perfetto. Adesso anche lady Piscina deve fare i conti con la realtà. Benché non ne abbia alcuna voglia. Lo si è visto all’ultimo incontro con Confindustria. Quando madama presidente ha sostenuto che, con un piccolo sforzo comune, l’obiettivo della crescita del PIL dell’1% può essere raggiunto.
Che sarebbe come se Ancelotti, al Real Madrid, annunciasse che, con impegno, l’obiettivo della salvezza è a portata di mano. L’importante, per Giorgia, è fissare obiettivi talmente sgalfi da poter essere raggiunti quasi in ogni caso. Perché la crescita dell’1% è una non crescita. E con le regole imposte dalla sua amica Ursula diventa un freno non solo allo sviluppo ma anche solo alla stagnazione sociale.
A quel punto non cambierà neppure molto se, invece dell’1%, il Pil dovesse aumentare dello 0,9 o dell’1,1%, considerando anche le giornate lavorative in più del 2024. Il problema è strutturale e riguarda la mancanza di prospettive. La produzione industriale è calata, ora frenano anche i servizi, ed il turismo è stato meno trionfale di quanto annunciato a inizio stagione dai famigli di Meloni.
E allora va bene il falso trionfalismo per galvanizzare le truppe. Ma quando poi affami le truppe per regalare denaro a Zelensky, la situazione non migliora. E a fronte dei mancati investimenti in Italia per carenza di denaro, arriva oggi lo stramaledetto Stoltenberg a chiedere altri soldi: il 2% del Pil per le spese militari non basta più, bisogna aumentare la spesa. Togliendola alla sanità, alla formazione, alla manutenzione del territorio, alle famiglie.
Questi sono i dati di realtà che sfuggono a Messina. E che, per sfortuna del governo, cominciano ad essere chiari persino ad un fedele sostenitore come il presidente di Confcommercio, Sangalli. Che si è accorto che la povertà del ceto medio non favorisce i consumi. Ci ha impiegato un po’ di anni per scoprirlo. Magari, un giorno, ci arriverà anche Messina… Forse.
Il grande bluff meloniano del Pil all’1%
Ora servono i numeri, quelli veri. Non basta più il Manlio Messina di turno che va in TV a dire che tutto va bene, che gli italiani sono sempre più ricchi, che il governo Meloni ha creato il mondo perfetto. Adesso anche lady Piscina deve fare i conti con la realtà. Benché non ne abbia alcuna voglia. Lo si è visto all’ultimo incontro con Confindustria. Quando madama presidente ha sostenuto che, con un piccolo sforzo comune, l’obiettivo della crescita del PIL dell’1% può essere raggiunto.
Che sarebbe come se Ancelotti, al Real Madrid, annunciasse che, con impegno, l’obiettivo della salvezza è a portata di mano. L’importante, per Giorgia, è fissare obiettivi talmente sgalfi da poter essere raggiunti quasi in ogni caso. Perché la crescita dell’1% è una non crescita. E con le regole imposte dalla sua amica Ursula diventa un freno non solo allo sviluppo ma anche solo alla stagnazione sociale.
A quel punto non cambierà neppure molto se, invece dell’1%, il Pil dovesse aumentare dello 0,9 o dell’1,1%, considerando anche le giornate lavorative in più del 2024. Il problema è strutturale e riguarda la mancanza di prospettive. La produzione industriale è calata, ora frenano anche i servizi, ed il turismo è stato meno trionfale di quanto annunciato a inizio stagione dai famigli di Meloni.
E allora va bene il falso trionfalismo per galvanizzare le truppe. Ma quando poi affami le truppe per regalare denaro a Zelensky, la situazione non migliora. E a fronte dei mancati investimenti in Italia per carenza di denaro, arriva oggi lo stramaledetto Stoltenberg a chiedere altri soldi: il 2% del Pil per le spese militari non basta più, bisogna aumentare la spesa. Togliendola alla sanità, alla formazione, alla manutenzione del territorio, alle famiglie.
Questi sono i dati di realtà che sfuggono a Messina. E che, per sfortuna del governo, cominciano ad essere chiari persino ad un fedele sostenitore come il presidente di Confcommercio, Sangalli. Che si è accorto che la povertà del ceto medio non favorisce i consumi. Ci ha impiegato un po’ di anni per scoprirlo. Magari, un giorno, ci arriverà anche Messina… Forse.
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