Il male minore?

18 Giugno 2026

 

 

Naftali Bennet ci va giù deciso. Il leader dell’opposizione israeliana, già un tempo Primo Ministro, punta il dito contro Netanyahu.

E lo accusa di essere troppo indeciso. Moderato, in sostanza. Di non avere il coraggio di affondare il colpo contro l’Iran. Mettendo tutti, in primis Washington, di fronte al fatto compiuto.

 

A questo punto, sorge inevitabilmente una domanda.

Non sarà che Bibi Netanyahu, il cattivissimo, il feroce fautore della guerra a oltranza e a 360°, è, dopo tutto, il male minore?

Perché le dichiarazioni di Bennet aprono una prospettiva diversa. Una prospettiva che sarebbe, per altro, ben nota ed evidente, se soltanto non si facesse come gli struzzi. Infilando, per paura e/o ipocrisia, la testa sotto la sabbia.

La guerra in Medio Oriente, il massacro di Gaza, il repulisti della Cisgiordania, la Siria, il Libano, l’Iran…non sono colpa del solo Netanyahu.

Non nascono dalla sua volontà, dai suoi interessi, dal suo, per altro virulento, carattere…

 

Quello cui stiamo assistendo, spesso fingendo di non vederlo, è un preciso disegno geopolitico che trascende la volontà, e gli interessi personali, di un singolo capo del governo israeliano. Per quanto prepotente possa essere di carattere.

 

È il disegno, il sogno – o l’incubo, fate voi – del sionismo. Che va, è bene precisarlo, chiaramente distinto dall’ebraismo.

 

Perché moltissimi ebrei, soprattutto sparsi nel mondo, non sono sionisti. Anzi, sono decisamente avversi a quella che è, a tutti gli effetti, una ideologia moderna. E che ha sovvertito i principi religiosi dell’ebraismo.

Per altro, esiste un sionismo cristiano. Di cui abbiamo solo una vaga idea, perché si tratta di un fenomeno politico e religioso prettamente americano.

Epperò negli States estremamente diffuso, nonché influente.

Trump ne è, evidentemente, un rappresentante. E non il solo.

 

Ora, questo sionismo, armato ed estremamente aggressivo, ha, di fatto, il controllo di Israele. Si stima che oltre il 70% dei cittadini israeliani ne siano, in qualche modo, fautori.

 

Certo, vi sono anche gli altri. Quegli israeliani che non condividono l’estremismo sionista. Che sono contrari, o quanto meno perplessi. E, spesso, sono intellettuali, accademici, studiosi di valore.

Il grande scrittore Mordechai Richler ha dato loro voce in “L’anno prossimo a Gerusalemme”.

 

Libro, per inciso, che gli è costato l’accusa di “antisemitismo” da parte di alcune, potenti, organizzazioni internazionali.

Sic!

La politica israeliana, però, appare totalmente infeudata da questa ideologia.

E così Naftali Bennet accusa Netanyahu di essere troppo…moderato.

Preparandosi a prendere il suo posto.

 

Insomma…la padella e la brace.

 

 

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