Lino viveva una vita appagante, finché alcuni lutti la travolsero, rendendolo un uomo diverso.
La moglie Rosa morì all’età di sessant’anni. Rosa era una donna che gli aveva regalato un amore immenso, ricambiato da lui con devozione e rispetto. Rosa non era diventata madre, ma non si era immalinconita perché si era dedicata ad accudire dei bambini che erano rimasti orfani. Il suo progetto era quello di diventare madre, ma accettò di buon grado quello che il buon Dio aveva predisposto per lei.
Anche Lino aveva tanto desiderato divenire padre, ma aveva soffocato la sua tristezza in silenzio, senza parlarne mai con Rosa per non farla soffrire. Intanto erano diventati vecchi, vivendo sempre nella stessa casa in montagna che li aveva accolti subito dopo il matrimonio. La vita di Lino con la morte di Rosa divenne sempre più solitaria e triste. In paese gli erano rimasti pochi amici che lo sostenevano.
Nelle sere d’inverno aveva iniziato a creare dei piccoli oggetti in legno: cucchiai e ciotole che erano destinati alla vendita. Da giovane aveva appreso l’arte di lavorare il legno, dal nonno che negli ultimi anni della sua vita la praticò, standosene seduto davanti al caminetto, nelle lunghe sere d’inverno. Di giorno si sedeva davanti a una finestra per poter osservare la distesa di campi e il piccolo gregge di pecore che vi pascolava. Il vecchio morì in età avanzata, mentre stava intagliando una statuina del presepe: quella del Bambinello. Lino, che era molto affezionato al vecchio nonno, aveva costruito una capanna e vi aveva deposto tutte le statuine intagliate da lui. Quello per molti anni fu il presepe della sua famiglia. Rosa se ne occupava, mettendolo in bella evidenza a Natale.
Nelle lunghe giornate d’inverno, illuminato dalla luce di una lampada ad olio, si era messo d’impegno per riprodurre le stesse statuine del nonno che richiedevano una grande abilità che Lino aveva parzialmente perso con gli anni. Ma essendo una persona caparbia, sapeva che era solo questione di tempo, per ottenere l’atteso risultato. Il vecchio temperino che utilizzava nel suo lavoro era stato recuperato in guerra, vicino ad una isba, dopo un bombardamento aereo.
Dopo alcuni mesi, stanco della solitudine nella quale era immerso e spaventato di morire da solo, decise che avrebbe cambiato vita. D’altro canto, aveva incominciato a bere qualche bicchiere di troppo nella vecchia osteria del paese, dove la gente della sua età si rifugiava nel vino per vincere la malinconia della vecchiaia. Una mattina si era svegliato, e dopo i postumi di una sbornia, aveva deciso che avrebbe lasciato quel posto. Da quella montagna se ne sarebbe andato per dei mesi. Avrebbe vissuto come un povero, a cui bastava un pezzo di pane per essere felice. Non avendo denari, avrebbe dormito nei fienili, chiedendo la carità alle persone che incontrava, o facendo dei piccoli lavori nelle famiglie che lo ospitavano. Il suo mondo lo avrebbe lasciato intatto. La casa sarebbe stata chiusa, e aveva incaricato un suo amico di darle un’occhiata ogni tanto. Ai suoi pochi amici disse che sapeva solo di partire, ma che non sarebbe tornato a breve.
La vita del viandante lo aveva sempre affascinato. Da ragazzo aveva letto un libro di un vagabondo che raccontava di come avesse dormito più sotto le stelle che in un letto. Nel libro si raccontava la storia di una persona che aveva lasciato tutto, e aveva abbandonato la precedente vita routinaria. Lino aveva incominciato da vecchio a fare il viandante, nel suo zaino militare aveva solo messo una gavetta, qualche indumento e una borraccia militare. La vita da viandante gli dava gioia, gli permetteva di vedere dei nuovi paesi, e di conoscere tante persone in grado di comprendere le sue esigenze. Con il passare dei mesi si era adattato a fare dei piccoli lavori, anche faticosi per pochi denari, o addirittura per un piatto di fagioli. Gli capitava di incontrare delle persone che lo supportavano, che avevano pietà di lui e che gli davano la possibilità di dormire nelle stalle o nei fienili. Costoro volevano conoscere la sua storia e, nel contempo, a lui piaceva conoscere anche la loro storia.
Nei suoi spostamenti aveva sempre con sé il piccolo presepe che aveva scolpito suo nonno, e pure lui con dei pezzetti di legno aveva costruito delle statuine che era riuscito qualche volta a vendere. Le sue mani erano diventate veramente abili nell’intaglio del legno. Un giorno capitò nella canonica di un prete che lo invitò a fermarsi a cena con lui. Il vecchio prete aveva subito avuto una grande simpatia per il viandante. Lino gli aveva raccontato della sua passione nello scolpire degli oggettini di legno, soprattutto, le statuine del presepe. Gli aveva parlato del nonno che amava il presepe e che gli aveva insegnato a riconoscere il legno e a intagliarlo. Nelle famiglie dove si fermava a dormire o a mangiare un boccone faceva spesso dei doni, e regalava queste statuine in legno. Il prete volle subito vederle, e ne rimase colpito. Costui gli chiese se si sentiva in grado di fare un lavoro per lui. Si trattava di restaurare un vecchio presepe, che da anni stava in soffitta, ed era stato donato da una parrocchiana molti anni prima. Al presepe mancava una statua, quella della Madonna, che i tarli avevano distrutto. Il lavoro doveva essere fatto a regola d’arte.
Al Santo Natale mancavano quaranta giorni, e il prete sarebbe stato contento di mostrarlo alla comunità nella Notte Santa. Il vecchio Lino era indeciso nel rispondere alla richiesta fattagli. Fino ad allora non aveva fatto che delle statuine, ma ora bisognava cimentarsi in qualcosa di impegnativo. Dopo varie considerazioni aveva acconsentito e s’era messo all’opera il mattino seguente. Il parroco lo avrebbe ospitato nella casa del sacrestano, adiacente alla canonica. La moglie dello scaccino si sarebbe occupata di preparargli i pasti. Avrebbe lavorato in una stanzetta appartata vicino alla sacrestia per non essere disturbato da alcuno. Lino aveva iniziato subito il restauro delle statue, che si trovavano in pessime condizioni. La sua manualità era comunque all’altezza della situazione. La soddisfazione era tanta che a volte gli sembrava di sognare. Aveva anche l’opportunità d’ascoltare la messa celebrata dal curato che gli arrecava serenità. Era molto preoccupato per la realizzazione della statua della Madonna, che non era la solita statuina a cui era abituato ad intagliare. Le dimensioni della nuova statua dovevano essere almeno di una quarantina di centimetri.
I giorni passavano e il Santo Natale si avvicinava. Il sacerdote era stato qualche volta nella stanzetta adibita a laboratorio e si era complimentato con lui. Ma una mattina gli domandò quando avrebbe iniziato a scolpire la Madonna. Lino non aveva risposto, ma dall’espressione del suo volto si poteva capire la sua preoccupazione. La notte Lino faticava a prendere sonno perché mancavano solo quattro giorni a Natale e doveva scolpire sia la statua della Madonna che quella del Bambinello che era stato rubato. Una notte s’era coricato, pregando il buon Dio che l’aiutasse a portare a termine la sua impresa che era da considerarsi davvero un miracolo.
Durante il sonno sognò la sua amata Rosa che lo incoraggiava ad avere fiducia in se stesso perché tutto sarebbe andato a buon fine. Rosa sorrideva e gli accarezzò il volto con la sua dolce mano. La sua sposa gli chiedeva di scolpire il Bambinello che assomigliasse a quel figlio che avevano desiderato tanto. La mattina seguente Lino non fece colazione e si avviò subito nella stanzetta dove aveva trascorso una quindicina di giorni a restaurare il presepe. Il suo cuore traboccava di gioia ed aveva una voglia sfrenata di mettersi subito a scolpire. Il sacerdote che non lo aveva visto a colazione si era preoccupato, ma si calmò vedendolo al lavoro con un volto sereno. Il legno che stava lavorando era quello della Madonna. Con lo scalpellino mise tutta la precisione possibile; gli sembrava che la sua mano fosse guidata da qualcuno. Quel giorno non si mosse dalla stanza, e chiese al prete che gli portassero del cibo al laboratorio. Quando finì la statua delle Madonna si accorse che aveva fatto il volto della Mamma di Gesù con le sembianze della sua amata Rosa. Una lacrima gli scese sulle gote dalla contentezza. Non volle muoversi da quella stanza anche se era tutto il giorno che lavorava. Il suo volto era ricoperto di polvere, ma le sue mani non erano ancora stanche.
Verso la mezzanotte incominciò a scolpire il Bambinello, sempre guidato da una forza sovrannaturale, e alla fine era riuscito a fare la statua del Bambinello identica a quella rubata. La mattina dopo, il curato lo trovò che dormiva con la testa appoggiata sul volto della Madonna. Le due statue sembravano vive. Lo svegliò, lo abbracciò e si accorse che Lino stava piangendo. Lo invitò in canonica a bere qualcosa di forte. Ora il presepio era compiuto – e, in qualche modo, lo era anche la vita di Lino. Nel volto della Madonna riviveva quello di sua moglie, che dal cielo lo guardava con un sorriso lieve. E il Bambinello che aveva scolpito, con le sue mani guidate dall’amore, portò una luce nuova a tutti, come se il miracolo di Natale fosse tornato a compiersi, silenzioso e vero.



